Finanza
Morì in ospedale, da 8 anni aspettano il risarcimento
Il decesso avvenne al “Lotti”. La causa: shock anafilattico dopo un’iniezione di un farmaco a cui l’uomo era allergico. Il medico è già stato condannato
PONTEDERA. «Dal 1994 sto aspettando un risarcimento danni per la morte di mio fratello, avvenuta all’ospedale Lotti di Pontedera». Luciana Giannini, sorella della vittima (Gianfranco), si è decisa a ritornare sulla dolorosa vicenda, più volte finita al centro delle cronache, dopo aver visto che recentemente la Regione ha modificato i meccanismi di risarcimento del danno per errore medico. Chi non arriva alle vie giudiziarie riesce ad ottenere risarcimenti in tempi più brevi di quelli che sono necessari per arrivare alla conclusione dell’iter dei tre gradi di giudizio. «Io e i miei familiari (Elisa Zaccagnini e Paolo Zaccagnini, ndr) al contrario, dopo oltre 7 anni e mezzo, ancora non abbiamo avuto giustizia e siamo di fronte a un fatto grave, la morte di un uomo. Mio fratello aveva 64 anni, è morto all'ospedale Lotti il 10 luglio 2005 per shock anafilattico provocato da una iniezione in vena di un farmaco a cui era allergico dal 1994; dopo 7 anni, con la sentenza di primo e secondo grado, c'è un condannato - il medico che ha prescritto il farmaco - che ancor prima del giudizio di primo grado è stato nominato primario del reparto. A parte il riconoscimento di una provvisionale da parte del giudice di primo grado, c'è stata la più assoluta indifferenza da parte dell’ Asl 5 e delle rispettive assicurazioni», ricorda la sorella della vittima. «Era l’ottobre del 2012 – continua – da quando abbiamo rivolto richiesta all'assicurazione dell'Asl 5, ma non abbiamo ottenuto neppure una risposta, nonostante numerosi solleciti da parte del nostro legale. Ci siamo rivolti, tramite gli avvocati, al medico condannato e dunque alla relativa assicurazione, ma nessuno ha mai cercato di mettersi in contatto con noi». Silenzi imbarazzanti. «Cosa devo pensare? Che ci sono figli e figliastri? Considerata l'assoluta indifferenza dimostrata dall'Asl di Pontedera e dalla Regione Toscana nei nostri confronti, a quasi otto anni di distanza dal fatto e nonostante che le responsabilità siano già state accertate da due sentenze penali, molto probabilmente ci troveremo costretti ad affrontare una lunga e costosa causa civile». In mezzo c’è la vita di una persona: «Perciò dico a gran voce: “No, io non mi rispecchio in questa presunta efficienza della Regione Toscana», si sfoga pubblicamente Luciana Giannini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
