Il Tirreno

Pontedera

«Un polo che funziona e fa breccia pure in Cina»

di Manolo Morandini
«Un polo che funziona e fa breccia pure in Cina»

Ambientalista e parlamentare, Ermete Realacci guarda e pensa in positivo «È un settore in cui facciamo la differenza, parlare solo di declino non è corretto»

3 MINUTI DI LETTURA





SANTA CROCE SULL’ARNO. «Perché?». Si ripete la domanda Ermete Realacci, in qualità di presidente della Fondazione Symbola. Lo fa riavvolgendo il filo della memoria al 2004, l’anno in cui da Pechino il premier cinese Wen Jiabao fece tappa a Santa Croce sull’Arno durante il suo tour europeo, per visitare il distretto industriale conciario. E a domanda si risponde: «Venne perché esportiamo grandi quantità di pelli in Cina. E perché in un settore maturo riusciamo a fare la differenza in qualità, bellezza, capacità di innovare e sostenibilità dei processi produttivi».

C'è un filo verde e dinamico, che attraversa, innova e rende più competitivo il settore conciario. Smessi i panni da parlamentare, eletto in quota Pd, Realacci torna alla sua prima passione: ambientalista convinto, che scommette su un futuro declinato nella green economy. E la Fondazione Symbola ha proprio l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di sviluppo, orientato alla qualità in cui si fondono tradizione, territorio, ma anche innovazione tecnologica, ricerca, design.

«Quando si parla di economia italiana e si legge solo sotto il segno del declino si fa un’operazione non corretta – dice –. Anche quando si denuncia una carenza di competitività l’operazione in larga parte è superficiale. Spesso l’occhio freddo e distante delle statistiche economiche non sa cogliere in profondità». Un esempio? «L’indice di competitività elaborato da Onu e World trade organisation (Wto) colloca l’Italia al secondo posto, dietro la Germania, nella classifica dei dieci Paesi più competitivi nel commercio mondiale. Primo nel tessile, nell’abbigliamento e nel cuoio, pelletteria e calzature. Ma la distanza tra le imprese che esportano e quelle orientate al mercato interno sta diventando abissale. E così i distretti rischiano di inaridirsi».

Il distretto conciario per Realacci racconta una storia in positivo. «Dimostra come una serie di vincoli legislativi possano, negli anni, stimolare un processo di gestione virtuoso e condiviso a livello distrettuale – spiega il presidente di Symbola –. Negli anni Settanta, quando le nuove norme in tema di tutela delle acque hanno imposto alle imprese limiti più stringenti, il settore si è trovato di fronte a una sfida inedita che nel tempo, però, non ha mancato di produrre benefici economici oltre che ambientali».

«Le principali criticità hanno riguardato la produzione di acque reflue, fanghi e altri rifiuti, ossia le fasi dell’industria della concia che hanno un maggiore impatto sull’ambiente. Le imprese si sono unite, assieme alle istituzioni, per trovare una soluzione concertata a questi problemi, attraverso la costruzione di infrastrutture e società consortili che gestiscono l’ampia gamma di iniziative collettive a tutela della sostenibilità, e grazie all’investimento in tecnologie innovative per la razionalizzazione del ciclo produttivo».

Una performance green di cui Symbola prova a tirare le fila e che finisce per mettere in luce tra le cento aziende “verdi” della classifica stilata da Fondazione e Unioncamere nel Rapporto GreenItaly 2012 quattro realtà del Comprensorio del cuoio, tutte attive nella filiera della concia. C’è la conceria Incas, la prima a scommettere sulla certificazione ambientale Emas. E tre realtà che operano a valle del processo produttivo, nel trattamento e recupero dei materiali di scarto: Ecoespanso, Cuoiodepur e Sgr.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa