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Celso e Lauretta raccontano la strage nazifascista di Vinca

CASCINA. Nel suo nuovo libro, “Io ho visto” (Nutrimenti), nelle librerie dal 23 aprile, il giornalista del gruppo editoriale “L'Espresso” Pier Vittorio Buffa ha voluto inserire anche la testimonianza...

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CASCINA. Nel suo nuovo libro, “Io ho visto” (Nutrimenti), nelle librerie dal 23 aprile, il giornalista del gruppo editoriale “L'Espresso” Pier Vittorio Buffa ha voluto inserire anche la testimonianza di Celso e Lauretta di Cascina. Celso Battaglia e Lauretta Federici, sposati dal '56, tra gli ultimi superstiti della strage nazifascista che il 24 agosto 1944 colpì Vinca, provocando la morte violenta di 174 civili inermi. Vinchesi di nascita e oggi residenti nel comune di Cascina, da anni si spendono per conservare la memoria di ciò che accadde. Al ricordo, alle dinamiche, ai retroscena dell'eccidio, Battaglia ha dedicato un libro, “Vinca, la sua storia e il suo martirio” (Felici), di cui un'eco significativa si prolunga anche tra le pagine della sua seconda opera, “Col cuore e con la mente” (Cld Libri). Sabato 6 aprile, a Ponticelli , la Sezione Soci Coop Valdarno Inferiore organizza un incontro durante il quale, presente l'autore, si parlerà di entrambi i volumi. La conversazione con Battaglia sarà preceduta dal docu-video “L'ultima estate di Vinca”, prodotto dalla “MakeCulture” del fotografo massese Samuele Pucci. «I due volumi - spiega Celso - sono strettamente connessi. A legarli è l'aspirazione a trasmettere il dolore, l'insegnamento, la lezione dei fatti di cui, assieme ad altri, sono stato testimone: ricordare è il modo migliore». “Io ho visto”, sarà presentato il 22 aprile a Roma, alla presenza di Paolo Mieli, Marco De Paolis e Walter Veltroni (le letture saranno affidate alla voce di Pamela Villoresi). «Trenta storie di vittime, di uomini e donne sopravvissuti alle stragi naziste del 1943-1944-1945, gli anni bui dell'occupazione nazista, gli anni della guerra in Italia” Tra quegli uomini, tra quelle donne, ci sono anche Celso e Lauretta, i cui occhi, quando si parla delle ferite di Vinca, sono gli stessi da quasi settant'anni. (a.l.)

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