Sicurezza
Sale gioco in centro l’Unione dice no ma il divieto si aggira
Per quelle con slot machine e macchinette videolottery basta avere i requisiti e chiedere il permesso alla questura
PONTEDERA. «Se ho i requisiti richiesti e faccio domanda alla questura che me la autorizza, posso aprire una sala dedicata alle videolottery pure su corso Matteotti». La riflessione arriva da Gimmi Scatassa, al timone della sala gioco The X Games in zona stazione a Pontedera.
È uno che del settore se ne intende il presidente della Confcommercio che “controlla” tutti i giorni tanti altarini a rulli e click mangiasoldi. E questa premessa arriva dopo aver letto la decisione deliberata a fine marzo dall’Unione Valdera di stoppare l’apertura alle sale giochi e al bowling nei centri storici dei comuni dell’Unione. Altra restrizione approvata è quella di non poter più aprire locali di questo genere in edifici che ospitano civili abitazioni. «Sono limitazioni che muovono contro il crescente problema sociale del gioco d'azzardo, una piaga molto diffusa in questo periodo di crisi», si dice dall’Unione.
E Scatassa appoggia in pieno la decisione, portata avanti di concerto con le associazioni di categoria.
Ma fa alcune precisazioni.
«Sono stati messi dei paletti, ripeto, giusti, rispetto all’articolo 86 del tulps che riguarda quei locali dove ai semplici giochi per ragazzini tipo calcio balilla e biliardo, si possono installare anche un certo numero di slot machine e dove la domanda per avere l’autorizzazione di da all’Unione Valdera», puntualizza. E spiega: «Chi invece, in base all’articolo 88 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, vuol aprire una sala da gioco con apparecchi di intrattenimento per maggiorenni, come la mia, può fare domanda presentando tutti i requisiti richiesti alla questura e previa autorizzazione può aprirla ovunque».
Scatassa tiene a precisare che chi apre locali come il suo, dedicati, è soggetto a continui controlli e requisiti di sicurezza da rispettare rigorosamente.
«Per citarne alcuni – continua – il locale non può essere inferiore a 50 metri quadri, deve avere un sistema di videosorveglianza e allarme, l’ambiente deve essere non visibile dall’esterno e ovviamente l’accesso è vietato ai minori». Rispetto alla questione minori il titolare della piccola Las Vegas della Stazione fa un esempio pratico. «Se nel mio locale viene trovato un minore che guarda un parente giocare, io mi prendo una denuncia penale, 10mila euro di multa e sto chiuso 2 settimane». Cosa succede se la stessa scena – a capita non di rado – si verifica in un normale bar dove, insieme al caffè, si trovano anche slot machine? «Non succede proprio niente – ribadisce – e credo di poter dire che in questo senso la legge è assurda».
Difficile regimare con ordine il fenomeno delle scommesse, vera e propria piaga sociale. Troppo dilagante. Troppo redditizio. «Forse la guerra che si sta facendo è giusta, quello che dico è magari eliminare alla radice la commistione degli spazi dove il controllo è minore». Che in soldoni vuol dire, il bar faccia il bar?
«Dico che le sale gioco dedicate sono controllate e se il problema è anche quello di proteggere i minori da certe atmosfere, al di là del problema sociale delle scommesse che c’è, forse bisognerebbe cominciare a togliere la confusione degli ambienti».
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