Il dolore
Rimane con l’auto bloccata nel torrente
Odissea di una cittadina che per raggiungere la sua casa deve guadare il corso d’acqua in auto o con gli stivali
POMARANCE. Ha atteso per più di dieci anni una sentenza del tribunale di Pisa e alla fine il giudice di primo grado ha stabilito che se lei vuole raggiungere la sua casa, in località Mulino delle Valli a Micciano di Pomarance, deve guadare il torrente Trossa, unica via di accesso al casolare situato in un angolo di straordinaria bellezza. Che però rischia di trasformarsi in un luogo di tormento per Marilena Motroni, ragioniera di 62 anni. Lei, l’altra sera, come è già successo diverse volte, ha rischiato di essere travolta insieme alla sua Panda da un’ondata di piena del torrente. «Erano le 20.30 – comincia a raccontare la donna – sono stata tradita dal buio, non mi sono resa conto che l’acqua era alta. Quando sono arrivata a metà sono stata costretta fermarmi, sono uscita dal finestrino. Ma l’auto è rimasta nell’acqua, ho chiamato i vigili del fuoco di Saline che mi hanno aiutato ad uscire da quella situazione».
Il racconto dell’incidente mette in evidenza una situazione che ha dell’incredibile. «Se voglio andare a casa non ho molte scelte – aggiunge – devo passare dal greto del torrente. Tredici anni fa, dopo poco che avevo comprato questa casa, ho scoperto che la realtà era molto diversa da come mi era stata presentata. Quando sono venuta a vedere il casolare che poi ho acquistato sono passata da un sentiero che corre parallelo al torrente. Credevo che quella sarebbe stata la strada per andare anche a casa mia. In seguito il proprietario del sentiero, con il quale ho aperto il contenzioso in tribunale, mi ha vietato l’accesso. Dice che quel passaggio è nella sua proprietà e non posso utilizzarlo. Non mi resta che attraversare il torrente se voglio andare a casa mia. Di solito uso una jeep ma i rischi ci sono in ogni caso».
Il giudice, un anno fa, dopo un processo che sembrava non finire mai, ha dato ragione al vicino anche se il consulente tecnico del tribunale nella sua perizia si era pronunciato in favore della proprietaria del casolare. «Secondo il giudice – continua Motroni – devo attraversare il torrente e se è in piena pazienza, posso sempre mettermi gli stivali...». Dopo il salvataggio dell’altra sera i danni che si contano non sono pochi. A parte quelli alla Panda, la cittadina si vedrà recapitare il conto anche dai vigili del fuoco. «Rischio pure una multa da parte della Forestale – aggiunge – per avere attraversato il torrente. Ma come dovrei fare? Dopo la sentenza, non mi vergogno ad ammetterlo, ho invitato il giudice a venire a casa mia. Volevo che si rendesse conto della situazione, che capisse come è difficile attraversare il torrente quando l’acqua è alta».
Comune e Comunità montana sono stati informati della situazione. La cittadina negli ultimi dieci anni ha scritto un’infinità di lettere ed esposti, aiutata dal suo legale che si appresta a presentare ricorso in appello contro la sentenza di primo grado. «Non voglio fare polemiche – aggiunge la donna – ma al tempo stesso è inutile nascondere la situazione. Andrebbe trovata una soluzione». Prima di ricorrere al tribunale la cittadina ha provato a chiedere al vicino di lasciare il diritto di passo, pronta anche a pagare un’indennità. Non essendo stato trovato un accordo è stata costretta a ricorrere al giudice. Solo la costruzione di un ponte sul torrente potrebbe risolvere il problema. Ma servono molti soldi che la cittadina non ha.
«Stiamo per presentare ricorso in Appello – spiega l’avvocato – in quanto pensiamo che le nostre istanze possano essere accolte. Anche perché la cittadina in questo modo si trova a dover raggiungere la sua casa in modo illegittimo rischiando pure di essere multata». Il carattere di questo ricorso è quello della massima urgenza anche se di solito i tempi della giustizia lasciano a desiderare. Ogni volta che piove la cittadina rischia di essere travolta dalla piena sia se guada il torrente a piedi che con la macchina.
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