Attenzione
«Il made in Italy è stato svuotato»
Il Consorzio Vera pelle punta su un articolo di nicchia e la cultura del prodotto
SAN MINIATO. «Le cose per noi stanno andando abbastanza bene. La nostra idea è quella di vendere prodotto e cultura. Facciamo cultura del prodotto, il nostro è un articolo di nicchia, la competizione non è sul prezzo». Così il presidente del consorzio Vera pelle italiana conciata al vegetale in Toscana Simone Remi, dalla vetrina internazionale di Lineapelle, la mostra della conceria e della pelletteria in corso fino a venerdì alla fiera di Bologna.
I dati dell’Unione industriale Pisana descrivono un settore che nonostante la crisi riesce a crescere: +0,3% per la produzione dal confronto tra l'ultimo trimestre 2012 e lo stesso periodo del 2011 con la previsione di un primo trimestre 2013 che dovrebbe chiudersi con una produzione stabile sulla stessa quota e un fatturato stimato in crescita del 2,6%.
Un’avanguardia di eccellenza fatta di competenze antiche e moderno marketing quella che fa capo al Consorzio. Un mix di riconoscibilità e qualità che ha consentito alle 23 concerie associate di crescere in un periodo di crisi. I mercati a cui si guarda non sono quelli emergenti. «I Brics per noi praticamente non esistono», dice Remi riferendosi all’acronimo utilizzato per riferirsi congiuntamente a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Che aggiunge: «Sono mercati molto giovani e inesperti».
Quanto al made in Italy, in generale, e alla suo promozioni, Remi è critico «dire Made in Italy non vuol dire più niente. È stato svuotato, chiunque ormai marchia cose che made in Italy non sono». Il consorzio, per questo, si è dato un rigido disciplinare di produzione il cui rispetto è verificato da un ente esterno. Questo vincola le concerie all’utilizzo di determinati materiali e tecniche e, soprattutto, a realizzare in Toscana tutte le fasi produttive.
Quanto alla promozione della cultura del prodotto, è stato istituito un progetto di formazione rivolto ai giovani designer: Si chiama Craft the leather ed è arrivato alla seconda edizione. Il progetto porterà nelle concerie del consorzio dieci studenti e dieci docenti provenienti da altrettante prestigiose scuole internazionali della moda e del design. E Dopo una settimana all’interno dei laboratori, dovranno, entro l’autunno creare la loro collezione con pellami conciati al vegetale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
