Gioco
Basta con le slot: ora tanti locali iniziano a toglierle
Dal Barrito: «Non è piacevole l’atmosfera che si crea» In via Primo Maggio sopravvivono per le entrate assicurate
PONTEDERA. «Non voglio che i miei figli crescano con quel rumore di monete sonanti e l’immagine delle persone che ci giocano in modo accanito». «Ho sempre detto che le voglio togliere, così la gente si rovina». Nuove, prossime, adesioni al Movimento No Slot crescono in quel di Pontedera. Sono alcuni dei bar del centro pronti a fare retromarcia e a togliere quelle macchinette mangiasoldi per tornare alle tradizionali atmosfere del caffè, senza caccia ad alcun jackpot nell’aria.
«Non riesco a farmele portare via, comunque ce le ho qui, sono tre slot, spente, che aspettano di essere rimosse». Le ha ereditate Giovanni Berti, titolare della nuova gestione del Barrito, in piazza del Comune, a Pontedera. Prima una telefonata al distributore, poi una raccomandata: entro il 26 marzo dovevano essere portate vie ma, invece, sono ancora là. «All’inizio quando siamo subentrati c’erano e per un po’ le abbiamo tenute, ma non mi piace il vizio che si porta dietro, né voglio che i miei figli, oppure i bambini che frequentano il bar vedano gente che per ore sta incollata a quelle macchinette, oppure sentano il rumore delle monete».
Al Barrito, infatti, si organizzano pure narrazioni di favole e c’è la stanzetta di lettura e book crossing. Eventi che poco si addicono con la caccia al jackpot. «In fondo al mese portano dei soldi in più, è vero, ma cercherò di guadagnarli facendo iniziative che mi piacciono», chiude.
Apprezza il Movimento No Slot, nato nel nord Italia e che raccoglie già centinaia di locali che hanno tolto le macchinette, anche Umberto Turturici, al timone del Micky’s bar in via Roma. Nel suo bar ci sono due slot, ma a fine contratto - tra qualche mese - spariranno.
«Quando ho rilevato il bar ne avevo una e poco dopo ne ho aggiunta un’altra perché avevo bisogno di un’entrata di soldi sicura, soprattutto all’inizio», spiega. Ma mette le mani avanti: «Sono profondamente contrario a dare alle persone gli strumenti per rovinarsi, come vedo fare anche qua dentro, e ho sempre detto che avrei tolto queste due macchinette e lo farò appena mi scade il contratto». Ogni tanto Turturici, arrivato a Pontedera dalla Sicilia, osa richiamare la coscienza di chi passa troppo tempo a schiacciare quei bottoni: «Ma non succede niente».
Il vizio, le abitudini, quei soldi - anche 500 euro al giorno - ingoiati dalle macchinette non piacciono neppure alle titolari del bar Ferretti di via Primo Maggio. Nel locale c’è una stanzina dedicata, con tre slot.
«Purtroppo quelle macchinette ci garantiscono delle entrate fisse a cui facciamo fatica a rinunciare, anche se questo giro certo non ci piace».
Dal bancone raccontano che qualche volta gli scommettitori più incalliti quasi pretendono che il barista di turno faccia qualcosa per far vincere loro, in qualche modo, i soldi mangiati dalle slot. «Si avvicinano al bancone arrabbiati per aver messo centinaia di euro nella macchinetta senza aver vinto», spiegano. «Noi spieghiamo che non dipende da noi e alle volte si creano pure delle discussioni».
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