Il Tirreno

Pontedera

Dopo 65 anni è sceso dalla sua croce

di Paolo Falconi
Dopo 65 anni è sceso dalla sua croce

Resta il mistero sulla tragica fine della Bella Elvira. Ieri il funerale di Ugo Ancillotti, unico imputato e poi assolto

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BIENTINA. Eppure un libro dove c’è scritto già la storia di ognuno di noi esiste davvero. Viene in mente a vedere la fine terrena di Ugo Ancillotti, deceduto l’altro ieri all’età di 91 anni poco più.

Ugo, in vita, più volte aveva urlato: «Sono innocente come nostro Signore in croce», a proposito di quella tragica vicenda che lo volle coinvolto nel lontano 1947 quando alla sua fidanzata venne squarciata la gola nel pomeriggio del Corpus Domini a Toiano.

Già, Cristo in croce. Così Ugo se n’è andato il giorno del venerdì santo. È sceso dalla sua croce con dignità ed è salito nei campi del cielo. Quei campi che qui sulla terra l’hanno sempre visto artefice di tante cure. Come amorevoli erano le sue attenzioni per la famiglia. Lo ricordava ieri la moglie Lina a chi si recava a rendere omaggio al marito, nella sua casa di Quattro Strade di Bientina. «Un amore continuo, anche in questo periodo in cui il mio Ugo non era più quello di un tempo. Spesso si avvvicinava – racconta con le lacrime agli occhi – e senza dire altro mi supplicava. “Su dai, dammi un bacino”. E poi mi prendeva la mano e me la stringeva».

Ecco, questo era Ugo Ancillotti: un uomo buono che mai avrebbe fatto del male a nessuno. Per nessuna ragione. È sceso dalla sua croce dal peso opprimente da quel 5 giugno 1947: accusato ingiustamente dell’omicidio della sua fidanzata Elvira, che da lì a poco avrebbe sposato. L’unico che ha pagato con ben 2 anni di carcere, un processo e un’assoluzione della Corte d’assise di Firenze per insufficienza di prove. “In dubio pro reo”, recitò la sentenza. Ma quale dubbio!!! Ma non avevano visto quei giudici che quell’uomo era buono come il pane? Che non pensava altro che al bene di chi gli stava intorno? Che aveva solo una gran voglia di lavorare? Che il suo carattere schietto era solamente lo specchio di un cuore grande?

No, non se ne erano accorti e così su Ugo Ancillotti avevano appiccicato, in nome del popolo italiano, l’etichetta di squartatore di ragazze, della sua ragazza. E con questo peso il venerdì santo è sceso dalla sua croce, ha salutato tutti in punta di piedi e se n’è andato a riabbracciare la sua Elvira e in ginocchio di fronte alla misericordia infinita del padreterno.

Molti compaesani e amici l’hanno voluto accompagnare ieri e assistere al rito nella chiesa officiato dal parroco don Jan soltanto da pochi anni a Quattro Strade. E poi la tumulazione a Bientina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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