Proteste
Una casa per il centro Taviani: ecco il progetto
L’ipotesi del giovane architetto sanminiatese Fabio Giantini ha lo scopo di raccogliere, conservare e rendere disponibili i materiali dei fratelli registi
SAN MINIATO. Il sogno è quello di regalare una casa al centro studi “Paolo e Vittorio Taviani”. Non una sede qualunque, ma un luogo capace di dialogare con la storia urbanistica di San Miniato e soprattutto con il suo rapporto verso il paesaggio, attraverso quell’equilibrio fra ambiente e città che è tipico dell’architettura medievale toscana, e che rappresenta anche uno dei protagonisti indiscussi nella produzione dei fratelli Taviani.
È la filosofia che sta alla base del progetto di Fabio Giantini, sanminiatese, giovane architetto, fresco di laurea da pochi mesi con una tesi che immagina la costruzione di una sede per il centro Taviani di fronte al Conservatorio di Santa Chiara, nel grande spazio aperto verso la campagna.
È una delle idee illustrate mercoledì con l’iniziativa “Quattro progetti per San Miniato”, organizzata dalle associazioni Architettura e Territorio, Moti Carbonari, Kampino, in collaborazione con il gruppo Smartarc.
«Il progetto – spiega l’architetto Giantini – si fa carico della necessità di valorizzare l’opera di Paolo e Vittorio Taviani, creando un luogo dove raccogliere, conservare e rendere disponibili i documenti, le testimonianze, i materiali prodotti dai due registi. Uno spazio dove promuovere iniziative di studio e di ricerca, attraverso convegni, proiezioni cinematografiche, mostre temporanee e rassegne sul rapporto fra la Toscana e il cinema. Un luogo di studio ma soprattutto di aggregazione, dove si difende e si racconta un frammento della memoria di San Miniato».
Da qui l’idea di un edificio strettamente connesso con il tessuto urbanistico della città. «Percorrendo San Miniato – prosegue Giantini – si ha la sensazione di una superficie chiusa, da cui si aprono però delle “rotture” verso il paesaggio, elemento ricorrente nei film dei Taviani».
Dall’esterno, infatti, il colpo d’occhio è catturato da un lungo muro rivolto verso il complesso di Santa Chiara, che seguendo l’andamento curvilineo di via Roma si distende lungo il versante come fosse la pellicola di un film.
«Una scorza severa e compatta – dice l’architetto – tipica dell’architettura toscana, la cui linearità è interrotta però da una grande finestra che inquadra un frammento di paesaggio».
Dietro il muro, all’interno dell’edificio, lo spazio è organizzato attraverso un’alternanza fra volumi chiusi e aperti, attraverso grandi finestre che inquadrano scorci sulla valle. «Volumi e finestre si alternano in modo ordinato – spiega Giantini – come la successione di singoli fotogrammi di una pellicola dei Taviani che, attraverso una sequenza dinamica, indaga il paesaggio toscano e chi lo vive. Anche in questo caso, però, alla regolarità si contrappone l’apertura di una grande loggia coperta che stimola il visitatore allo sguardo».
Sono questi gli spazi destinati all’archivio dei testi e delle scenografie dei fratelli Taviani, agli uffici, alla direzione del centro e alle mostre temporanee.
Un altro percorso interno, invece, conduce al piano inferiore della struttura, dove il progetto ha immaginato una sala cinematografica da 150 posti, con bar e spazi di aggregazione, accessibili anche separatamente rispetto agli altri locali.
«Il risultato – conclude Giantini – è una congiunzione temporale e spirituale fra la città medievale, la tradizione costruttiva toscana e l’architettura contemporanea».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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