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Desio&Robé chiude anche a Navacchio

Desio&Robé chiude anche a Navacchio

Dall’8 aprile scatta la cassa integrazione straordinaria pure a Livorno, 77 dipendenti a casa

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NAVACCHIO. È prossima al capolinea la crisi dei magazzini Desio & Robé. A Roma è stato firmato l’accordo sulla cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. Durerà un anno a zero ore per i 77 addetti dei punti vendita di Navacchio e Livorno. Il provvedimento entrerà in vigore dalla seconda settimana di aprile.

All’ipermercato di Livorno le attività cesseranno dall’8 di aprile. Venti sono gli addetti interessati dalla cassa integrazione straordinaria. Mentre per il punto vendita di Navacchio l’entrata a regime della “cassa” sarà graduale e le attività di vendita straordinaria proseguiranno ancora per un mese. In questo caso sono 57 i dipendenti finiti nelle secche della crisi finanziaria della società fondata negli anni Sessanta dai fratelli Desio e Roberto Cerri.

L’azienda di Navacchio si è impegnata ad attivare percorsi di riqualificazione attraverso il Fondo Forte, a favorire il reinserimento in imprese dei comprensori interessati e a lasciare aperta la porta della mobilità volontaria nel caso un dipendente abbia la possibilità di trovare un impiego alternativo.

L’accordo sottoscritto al Ministero del lavoro, in pratica, ricalca quello definito a fine gennaio per i trentacinque addetti dei punti vendita di Reggio Emilia e Vicenza. In quel caso le merci invendute sono state trasferite nei due punti vendita toscani per alimentare la vendita straordinaria, gli sconti arrivano fino al 70 per cento, che punta a dare ossigeno alle casse della società. Il meccanismo proseguirà ancora per almeno tutto aprile nell’ipermercato di Navacchio. E ciò avrà riflessi sulla messa in cassa integrazione del personale.

Per la prosecuzione dell’attività non sembrano esserci margini. Difficile anche ipotizzare un cambio di mano. La caccia ad acquirenti o possibili soci è attiva da tempo, ma non sta dando frutti. E per proseguire è necessaria un’importante iniezione di capitali.

L’ipotesi più accreditata è la cessione di alcuni immobili. Nelle scorse settimane ci sarebbero stati alcuni contatti, ma ancora niente di formalizzato. La cessione di alcune proprietà permetterebbe alla società dei fratelli Cerri di poter contare su risorse straordinarie con cui procedere alla ristrutturazione del debito e scongiurare così il percorso del concordato fallimentare. Ma a rendere complicata la vicenda c’è anche la particolare congiuntura in cui perfino il valore degli immobili adibiti a punto vendita, tutti di proprietà della famiglia Cerri ad eccezione di quello di Reggio Emilia, soffre delle prospettive della crisi .

Manolo Morandini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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