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Bocconi avvelenati vicino alle case

Bocconi avvelenati vicino alle case

Cani da tartufo a rischio: due episodi in meno di una settimana nella zona di ripopolamento e cattura di via Paesante

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SAN MINIATO. Stagione di tartufo marzuolo e riproduzione della selvaggina coincidono, spesso, con quella dei bocconi avvelenati. Anche quest’anno, a San Miniato, la follia di alcuni frequentatori dei boschi ha già prodotto vittime sia tra animali domestici che selvatici. Già da un mese i veterinari della zona hanno visto padroni con in braccio i loro animali moribondi varcare le porte dei loro ambulatori e si contano già le prime vittime di questa pratica tanto diffusa nel territorio quanto malvagia. Gli ultimi due episodi, a distanza nemmeno di una settimana l’uno dall’altro, sono avvenuti nei boschi di via Paesante, zona di ripopolamento e cattura frequentata anche dai cercatori di tartufo marzuolo.

Nella giornata mercoledì, un residente è uscito per portare a spasso il proprio cane e, a nemmeno cento metri da casa, è riuscito ad evitare solo per un attimo che il proprio animale mangiasse una polpetta ripiena di diserbante. «È una vergogna – ha sbottato Salvatore Taormina, uno degli abitanti della zona –, tutti gli anni dobbiamo vivere nella paura di uscire di casa con i nostri animali. Da quando abito qui io e i miei vicini abbiamo visto i nostri cani e gatti morire in maniera atroce, senza dimenticare che questi bocconi avvelenati vengono gettati a pochi metri da casa, dove ci sono bambini piccoli. Quello ritrovato mercoledì era a pochi passi da casa e vicino al recinto dei cani da caccia del mio vicino. Nemmeno una settimana fa, è stato visto un tartufaio correre col suo cane in braccio in preda alle convulsioni, proprio nella stessa zona in cui abbiamo ritrovato questo boccone. A quel punto avevamo capito che, anche per quest’anno, avremmo dovuto fare i conti con la malvagità di queste persone».

La Polizia provinciale che si occupa di registrare e intervenire in caso di avvelenamento da polpetta difficilmente riesce a essere al corrente della reale situazione dei fatti. «I cittadini – dice il comandate Daniele Serafini – devono mettersi in testa di segnalarci tempestivamente casi come questo, altrimenti non possiamo intervenire. Ad oggi, al comando non è giunta nessuna denuncia, quindi per noi la situazione era di calma piatta. Tralasciando il fatto che è reato non segnalare episodi come questo entro le 48 ore, gli abitanti devono avvertirci per far sì che possiamo verificare l’accaduto e procedere alla bonifica».

Se si accenna alle motivazioni che muovono certi individui ad addentrarsi nei boschi di notte per seminare queste polpette della morte, il comandante non dispensa certezze: «Spesso si pensa – aggiunge – che siano solo i cacciatori che tentano di proteggere le covate di selvaggina da altri animali predatori, oppure vendette tra tartufai, ma non vanno esclusi i casi di ritorsioni personali o di semplice follia. Questi soggetti, al di là delle loro passioni, sono dei mitomani».

Riconoscere il veleno e intervenire sull’animale è sempre più difficile per i veterinari che, di fronte a casi di avvelenamento, devono procedere solo sulla base dei sintomi. «I prodotti usati sono di vario genere – spiega il dottor Marco Bellucci – e spesso ci ritroviamo disarmati, anche perché nella maggior parte dei casi non esistono antidoti. Di solito, dopo che la stricnina è stata messa fuori commercio, si ha a che fare con cocktail di diserbanti. I topicida, che causano emorragia, necessitano di grandi quantità e per questo non vengono usati, mentre il diserbante provoca convulsioni già dopo una decina di minuti e la morte dell’animale nel brevissimo tempo. I sintomi di avvelenamento sono schiuma alla bocca, tremori, tic nervosi, allucinazioni e tremolii. Quando si vede il cane in queste condizioni lo si deve portare d’urgenza dal più vicino veterinario per cercare di salvarlo. Spesso non c’è più niente da fare, ma dipende anche dalla quantità di veleno e dalla taglia dell’animale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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