Il Tirreno

Pontedera

A caccia di tartufi con Vespe d’epoca

di Andrea Lanini
A caccia di tartufi con Vespe d’epoca

Vengono addirittura anche da Benevento per partecipare all’originale raduno e per farsi guidare dal fiuto di Giotto

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PALAIA. Inventarsi un’abbinata così significa, letteralmente, mettere le ali al gusto. Vespa e tartufo: un fortunato, ghiotto ambo giocato sulle due ruote dei prodotti tipici della Valdera. Difficile trovarne di più conosciuti, di più universalmente apprezzati. Se poi si parla di “Savini”, azienda leader nel settore dei “tuberi da Oscar”, l'ambo diventa un terno secco, visto che Zelindo, fondatore della premiata ditta di Forcoli, proprio a cavallo di una Vespa iniziò a costruire la strada del suo successo.

Ma ecco già la quaterna: “Valdera in Vespa”, progetto di promozione turistica interamente dedicato al celebre scooter Piaggio e al territorio che ne ospitò i luminosi, scoppiettanti natali, a sua maestà il tartufo tributa il suo primo tour. Su esemplari rigorosamente d'epoca e perfettamente restaurati: l'esordiente iniziativa imprenditoriale, pensata e realizzata da Andrea Fiore, “vespomane” forcolese, è l'unica in Italia, e forse non solo, che offre pacchetti turistici a bordo di modelli vintage degni dei più selettivi registri storici.

Domattina si parte da Pontedera e si arriva al limitare del bosco di Forcoli, dove Cristiano Savini, accompagnato dal fido cane Giotto, guiderà i turisti - alcune coppie di appassionati arrivano appositamente da Benevento - a caccia di tartufi. Dopo, ancora in sella, alla scoperta dei più irresistibili scorci paesaggistici della provincia. «Come Cristiano, anche mio fratello sulla Vespa è praticamente cresciuto», dice Vanessa Fiore, che di “Valdera in Vespa” cura la messa a punto degli itinerari, le pubbliche relazioni, il sito (www.valderainvespa.it) e un frequentato blog (www.valderainvespa.altervista.org) cui stanno arrivando complimenti e incoraggiamenti in tutte le lingue del mondo. Appena quattordicenne si comprò una Vespa 50 sulla quale fece un bel po' di esperimenti. Nell’arco degli anni si è procurato altre Vespa dismesse, abbandonate, o comunque da restaurare e le ha sistemate tutte, rendendole come nuove. Ma, al contrario di quanto accade alla maggior parte dei collezionisti, lui quelle Vespa non le poteva vedere ferme in garage. Le voleva veder girare, condividere con altri appassionati che magari non ne avevano mai guidata una».

Qualche tempo fa, l'idea di noleggiarle per escursioni a tema. «Seguendo la bussola dei frutti di stagione, ci rifacciamo dal tartufo marzuolo. Cristiano, coadiuvato dal fiuto di Giotto, ci terrà una lezione pratica su come individuarne le tracce. Ciò che riusciremo a trovare lo metteremo in tavola a pranzo, nella sala degustazione della Savini, dove è parcheggiata la Faro basso di Zelindo Savini. «Questa Vespa è il più prezioso cimelio di famiglia», dice Cristiano. «Tutto, per noi, è nato da lei. È stata l'imprescindibile strumento della prima mobilità motorizzata che nonno ha dedicato ai tartufi. La usava per andarli a cercare e vendere, su e giù per le colline pisane. E la cosa, grazie anche a quel piccolo motore caparbio, funzionò talmente bene che decise di lasciare la fattoria dove lavorava e mettersi in proprio».

L'aspetto di quelle colline, in larga parte, è rimasto lo stesso. Sulle orme di Savini senior, i gitanti di “Valdera in Vespa” le ripercorreranno in lungo e in largo: la road map di domani prevede i borghi di Villa Saletta, Palaia, Montefoscoli fino ad arrivare al Teatro del Silenzio di Lajatico. «L'intento», spiega Vanessa, già a suo agio nel nuovo ruolo di pr, «è quello di far conoscere la vera essenza della Valdera, non solo la sua bellezza estetica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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