Piccoli azionisti in campo «Per noi nessuna tutela»
PONTEDERA. Provano a fare squadra i piccoli azionisti della Cdc Spa. All’orizzonte c’è la messa in liquidazione della società. Un passaggio che è parte del piano concordatario con assuntore per dare...
PONTEDERA. Provano a fare squadra i piccoli azionisti della Cdc Spa. All’orizzonte c’è la messa in liquidazione della società. Un passaggio che è parte del piano concordatario con assuntore per dare un futuro all’azienda, sacrificando appunto la società e le pretese della compagine sociale.
«Stiamo cercando di unirci e organizzarci per cercare di capire cosa si può fare per ottenere un minimo giustizia e attenzione, vista la triste vicenda vissuta – affermano i promotori dell’iniziativa –. L’azione Cdc fu collocata in borsa nel lontano 2000 a 34 euro, ora vale circa 0,4 euro, praticamente i piccoli azionisti hanno perso tutto, e ci si chiede che fine abbiano fatto i capitali reperiti con quel collocamento, visto che la stessa società negli anni passati non ha mai presentato bilanci così negativi, solo dall’anno scorso improvvisamente sono apparse le prime crepe, ma guarda caso immediatamente belle profonde».
Per serrare le fila i promotori hanno creato un indirizzo di posta elettronica a cui scrivere per unirsi al gruppo: azionisti.cdc@outlook.com. «La richiesta di concordato preventivo e l’ipotesi di concordato in continuità con assuntore che, prevedendo la liquidazione della Cdc attuale, non è di certo una soluzione che tutela i piccoli azionisti, i quali verrebbero sbattuti fuori con arroganza e perderebbero tutti i loro residui risparmi – affermano –. Una soluzione che toglie anche la speranza di poter recuperare qualcosa». L’auspicio tuttavia giunge a giochi pressoché fatti, con l’annunciata presentazione del piano concordatario, nei prossimi giorni, al tribunale di Pisa per la richiesta di omologa.
«Perché non si opera un risanamento della Cdc e non si evita la liquidazione?», si chiede il gruppo di piccoli azionisti. E ancora: «Perché, in caso di concordato con assuntore, non si dà la possibilità agli attuali piccoli risparmiatori di rimanere azionisti della nuova realtà?». Dubbi anche sul ruolo del presidente Cdc Giuseppe Diomelli. «Come mai il maggior azionista attuale, ovvero il proprietario Diomelli, per prima cosa non restituisce il debito che lui stesso ha verso la Cdc ormai da diversi anni? – sottolineano – È evidente che tale debito è una della cause che ha portato la società in queste condizioni critiche di liquidità».
I dubbi si addensano all’orizzonte. «Ci chiediamo se c’è qualcosa che ci sfugge in questa vicenda e vorremmo che chi di dovere facesse chiarezza – concludono –. L’idea è di riunire un buon numero di piccoli azionisti e chiedere spiegazioni a gran voce. E in seguito di valutare quali siano i passi necessari da compiere al fine di tutelare il nostro investimento iniziale. Ed in assenza di risposte è verosimile che l’azione legale sarà l’unica strada percorribile».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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