La manifestazione
«Siamo diventati dei fantasmi»
In corteo con i commercianti infuriati per il calo degli affari e coi cittadini costretti a fare decine di chilometri in più
MONTECALVOLI. Ognuno ha sulle spalle il medesimo fardello. Pesantissimo. Fatto di disagi, esasperazione, conti che non tornano, casse che languono. Montecalvoli urla la propria rabbia, la piccola frazione vuole farsi sentire. Da più settimane la frana al Ponte alla Navetta, nel comune di Calcinaia, lo ha reso quasi un paese fantasma.
Il ritrovo per la partenza è al “Bar batrucco”, una delle attività sicuramente più danneggiate dalla chiusura della strada. «Abbiamo subito aderito – afferma Daniele Benvenuti, uno dei titolari del bar – all’appello della Confcommercio per l’iniziativa di oggi. Per quanto ci riguarda, la strada chiusa ha significato un calo di affari intorno al quaranta per cento. Da qui non esiste più un minimo di passaggio. La gente o sale verso la collina per passare da Santa Colomba oppure va verso Ponticelli».
Un quaranta per cento circa di incassi in meno viene denunciato anche da Odette Vioto, titolare della pizzeria “Chiasso”: «I pranzi di lavoro del giorno – dice – sono praticamente spariti. Con la crisi che già c’è non ci possiamo permettere anche questa sventura. Potevano muoversi prima, perché non è la prima volta che quel versante di montagna dà segni di cedimento».
Scuote la testa sconsolato Moreno Desideri, titolare del distributore di carburante che si trova lungo il tratto di strada che sfocia proprio alle transenne posizionate in mezzo alla strada. «Le vendite di carburante – evidenzia Desideri – sono praticamente pari allo zero. Devo venire ogni giorno da Pontedera per aprire la pompa e non ci riprendo nemmeno i soldi della benzina che consumo io con la mia auto. I signori che ci comandano devono capire che le nostre attività non hanno la cassa integrazione. Hanno fatto troppi discorsi attorno a questa frana. All’inizio dissero che la strada sarebbe stata riaperta nel giro di 2-3 giorni, ora è passato un mese...». Luigi Molise, che si occupa della manutenzione di giardini e abita a San Donato, è infuriato: «I primi movimenti di quella frana fu avvistata ai primi di gennaio. A chi fece la segnalazione in Provincia fu risposto che non c’erano le delibere e che non si poteva intervenire».
Tra i primi a sollevarsi, pochi giorni dopo la prima frana, e a scatenare sulla Provincia un autentico temporale di e-mail di sollecitazioni a riaprire la strada è stato Alessandro Tantussi, il quale sostiene che la Provincia si è trovata impreparata rispetto alle difficoltà causate. «Lo ammetto – dice –: sono un rompicoglioni, ma spero in questo modo di aver fatto qualcosa per la comunità. Siamo di fronte ad un autentico disastro». Cinzia Boggia, candidata a sindaco di Santa Maria a Monte per una lista civica, è invece più cauta: «Capisco gli enormi disagi, ma questa mi sembra più una manifestazione contro il maltempo, che ha impedito lo svolgimento regolare dei lavori e ha causato l’aggravamento del movimento franoso».
Solidarietà ai partecipanti alla marcia è stata portata concretamente anche da Silvano Melani e Cosimo Pedone, consiglieri comunali del Pdl, i quali stigmatizzano i giri “delle sette chiese” a cui sono costretti i cittadini per raggiungere Pontedera e la Valdera. Ecco Brunetta Capriotti, commerciante di Pontedera che abita alle Cinque Case: «Ogni faccio faccio ben 65 chilometri per andare a lavorare. Non è più possibile, ormai ho prosciugato tutti i distributori di benzina della zona».
Fa qualche chilometro in più di lei Ademaro Terreni, volontario della Pubblica Assistenza, che ogni mattina deve accompagnare sua moglie, attualmente in carrozzina a causa di un incidente stradale, a fare fisioterapia a Fornacette. «Una situazione assurda – dice –. Qualcuno ci dovrà pur ascoltare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
