Il dolore
Simula la rapina e il sequestro per giustificarsi da un ritardo
SAN GIOVANNI ALLA VENA. Non sapendo come giustificarsi con la compagna per essere arrivato in ritardo a casa Antonio Menna, 33 anni, di Castelfranco di Sotto, la sera del 22 maggio di due anni fa,...
SAN GIOVANNI ALLA VENA. Non sapendo come giustificarsi con la compagna per essere arrivato in ritardo a casa Antonio Menna, 33 anni, di Castelfranco di Sotto, la sera del 22 maggio di due anni fa, simulò una rapina con sequestro di persona. Chiamò i carabinieri della compagnia di Pontedera, che inviarono sul posto i colleghi di San Giovanni alla Vena. A loro Menna raccontò di essere stato rapinato da tre stranieri, lungo la strada per Altopascio, che poi lo avevano costretto a salire sulla loro auto e infine lo avevano legato a un albero dopo avergli preso le chiavi del furgone. Un fatto grave, senza precedenti in provincia. Ma quel racconto presto si scontrò con le domande incalzanti dei carabinieri che riscontrarono subito una serie di incongruenze fino a fare ammettere all’uomo che quella sera non c’era stata alcuna rapina. Ma l’intervento dei carabinieri si concluse con una denuncia per procurato allarme nei confronti dello stesso Menna il quale è stato processato e condannato in tribunale a Pontedera. Il giudice lo ha condannato a sette mesi di arresto e ha subordinato la sospensione della pena allo svolgimento di attività non retribuite in favore della collettività presso la Misericordia di Pontedera e un ’altra associazione per un periodo di tre mesi.(s.c.)
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