Sicurezza
Qui era come alla Nasa tra segreti e straordinari
Il sindacato racconta il lavoro che cambia: prima si facevano ore in più tutti i mesi oggi però stanno venendo meno ed è una perdita di potere di acquisto
SANTA CROCE SULL’ARNO. «Negli anni d’oro tanta parte dello stipendio la facevano il monte delle ore di straordinario. Adesso che sta venendo meno tra i lavoratori c’è chi si lamenta perché in un certo senso ciò fa segnare loro una significativa perdita del potere d’acquisto. Insomma, quando si fanno le otto ore giornaliere previste dal contratto nel distretto c’è un modo di dire: “Si lavora poco”. E ciò non perché lo straordinario sia sparito ma perché prima lo si faceva quasi tutti i mesi». È quanto sottolinea Stefano Del Punta, segretario provinciale della Filctem-Cgil, volgendo lo sguardo al passato per raccontare il lavoro di oggi.
«Nelle concerie serve soprattutto un nucleo fidato e preparato che sono i chimici. Lavoratori specializzati sul campo e che negli anni d’oro gli imprenditori se li rubavano a paccate di soldi. E poi, specie nel passato quando venivi assunto dovevi firmare una serie di patti che ti vincolavano alla segretezza sul processo di lavorazione, un po’ come se uno entrasse alla Nasa. Ma oggi non è più così». Colore a parte c’è una soglia che segna il cambio di pelle del distretto conciario. «È tra il 2005 e il 2008 che il comprensorio ha fatto i conti con una pesante crisi – sostiene Del Punta –. In passato gli addetti sono stati più di 8mila, oggi sono 5.500». Che aggiunge: «Nel distretto è in atto una selezione, ma è una realtà ancora vitale, soprattutto se si guarda a quanto accade negli altri comparti. C’è un’alta percentuale di export con nazioni come la Russia e la Cina che fanno da traino. E poi ci sono le griffe che danno lavoro. Al punto che nelle concerie le ore di cassa ordinaria e in deroga sono relativamente poche».
Negli ultimi vent’anni è cambiato il ricorso al lavoro somministrato. «A fine anni Novanta i contratti a tempo indeterminato superava il 90% dei dipendenti e poi c’erano i contratti a termine – dice Del Punta –. Oggi, invece, le assunzioni sono solo per metà a tempo indeterminato e per il resto sono a tempo determinato, con un’alta quota di lavoro somministrato».
L’elemento distretto è un dato che Del Punta sottolinea con forza. «Tra gli aspetti della coesione di questo distretto c’è il fatto che anche le imprese artigiane applicano il contratto di categoria dell’industria, sia per gli aspetti normativi che economici, ed è l'unico distretto dove accade questo».
Il settore continua ad assumere, ma per molti resta un tabù. «Ad un corso per apprendisti in cui ero docente per gli aspetti del contratto di lavoro sono partiti in otto ma alla fine ne sono rimasti due. I motivi? I genitori non volevano che entrassero in conceria. Eppure non è un girone infernale quello della concia e prima o poi si porrà un problema di ricambio. Siamo uno dei pochi Paesi in Europa che concia da dove arriveranno i lavoratori specializzati?».
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