Sicurezza
Ingressi stabili per nove su dieci
Qual è il rapporto contrattuale con cui si resta legati alla fabbrica? Sulla base delle analisi condotte da Unic, in collaborazione con Filctem-Cgil, Femca–Cisl e Uilcem–Uil, nell’ultima edizione...
Qual è il rapporto contrattuale con cui si resta legati alla fabbrica? Sulla base delle analisi condotte da Unic, in collaborazione con Filctem-Cgil, Femca–Cisl e Uilcem–Uil, nell’ultima edizione del Rapporto
socio-ambientale 2012, il lavoro in conceria è nella maggior parte dei casi caratterizzato da un rapporto contrattuale a tempo indeterminato. La statistica su scala nazionale, condotta sulla base di un campione di aziende, mette in luce che poco meno di nove addetti su dieci sono assunti in pianta stabile. In termini percentuali i contratti a tempo indeterminato rappresentano l’87,6% della forza lavoro, quelli a tempo determinato il 9,2% del totale mentre il rimanente 2,3% si deve alle altre forme contrattuali. Ed è in quest’ultima voce che rientrano forme contrattuali quali formazione, a progetto o somministrazione lavoro. Anche volgendo lo sguardo al recente passato, se c’è lavoro è a carattere strutturale e con contratti a tempo indeterminato. Nell’arco degli ultimi cinque anni la quota di addetti entrati un una conceria con un assunzione a tempo determinato ha superato la soglia della doppia cifra solo nel 2009, attestandosi al 13,1%. Un dato che si accompagna all’andamento economico del settore che in quel periodo si è destreggiato con una profonda fase di crisi. In analogia anche le forme di lavoro flessibile, come i contratti in forma somministrata, nello stesso periodo, ovvero il 2009, hanno toccato quota 4,2%.
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