Sicurezza
«Chi doveva salvare la Cdc ha pensato solo per sé»
La rabbia degli ex addetti alla logistica del colosso informatico di Gello Nessuno è stato ancora ricollocato nell’azienda che ha rilevato l’attività
PONTEDERA. Una rabbia covata per mesi sotto la cenere del senso di responsabilità a cui hanno fatto appello sindacati, istituzioni e il management, impegnato a sbrogliare la matassa della crisi in cui è piombata la Cdc Spa. Ma la misura adesso è colma. I lavoratori della logistica, il reparto che l’azienda di Gello ha dismesso dallo scorso giugno reclamano chiarezza.
«Siamo consapevoli del difficile momento che sta attraversando l’azienda, ma convinti di essere dalla parte della ragione, dal momento che sono anni che abbiamo fatto sacrifici per salvarla, mentre chi davvero doveva salvarla ha pensato ai propri interessi personali». Uno sfogo fermato sulla carta, in calce alla lettera ci sono dodici firme, ma che è affidato anche alle voci. «Ci siamo riuniti in assemblea, ma chi doveva venire da lontano ha preferito restare a casa». La mobilità è uno spettro che si fa prossimo. Dei 49 che facevano capo al ramo d'azienda, oggi nel perimetro della crisi ne restano una ventina. Gli altri colleghi sono riusciti a prendere altre strade. Lontano da Gello. Fino a metà giugno per loro c’è la cassa integrazione straordinaria, per cessazione d'attività. Poi c’è la mobilità.
«Rispetto al nostro futuro rimarchiamo quanto ci è stato detto dall'azienda e dal sindacato nelle assemblee, che non per tutti ma per una parte di noi vi erano speranze di entrare a lavoro in un breve tempo, negli stessi locali in cui lavoravamo e che oggi l’azienda ha dato in gestione a terzisti». Il vortice della crisi finanziaria ha di fatto congelato le attività della Cdc. E ciò in questi mesi ha fatto sfumare anche le prospettive di riassorbimento del personale. La cooperativa che ha in appalto la logistica da Cdc vive di riflesso il passo rallentato del gruppo informatico. Le attività languono; restano sulla carta gli impegni di riassorbire parte dei dipendenti messi in cassa straordinaria: 25 in un anno.
Brucia ancora il ritardo con cui hanno riscosso l’indennità della cassa straordinaria. L’azienda, infatti, si era dichiarata impossibilitata ad anticipare la cassa integrazione ai dipendenti e perciò i lavoratori hanno atteso i tempi dell’Inps. «Per molti di noi, per motivi che non siamo obbligati a spiegare, non è stato possibile attivare il rapporto con la Cassa di risparmio di San Miniato e Banca di credito cooperativo di Fornacette per avere l’anticipo del trattamento – sottolineano –. E comunque anche chi lo ha fatto non ha riscosso prima di tre mesi. Quindi chi sostiene che a proprietà ha fatto il possibile per mantenerci un salario dà troppi meriti a chi veramente non ne ha».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
