Il Tirreno

Pontedera

Caos nei ricorsi, non c’è uniformità tra i giudici

Caos nei ricorsi, non c’è uniformità tra i giudici

Continuano a piovere le contestazioni per le multe lungo la Bientinese Bocciata la contestazione ad un 82enne che viaggiava a “ben” 62 chilometri orari

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PONTEDERA. C’è chi vince e c’è chi perde. Non siamo al tavolo della roulette, bensì negli uffici del giudice di pace di Pontedera.

Sui ricorsi presentati contro le multe elevate lungo la Bientinese, dove il limite di velocità nel tratto dei due autovelox è stato fissato da un’ordinanza della Provincia a cinquanta chilometri all’ora, non esiste assolutamente uniformità di giudizio. Sembra quasi che tutto sia nelle mani di “lady Fortuna”: ad un automobilista uno dei tre giudici può dare ragione e accogliere il ricorso, definendo addirittura illegittimo il provvedimento con cui la Provincia ha fissato a cinquanta orari il limite di velocità, ad un altro automobilista uno degli altre giudici può dare contro respingendo il ricorso, spingendosi addirittura ad affermare di non essere competente in materia.

Abbiamo cercato di entrare un po’ meglio nei meccanismi che regolano i parametri di giudizio dei giudici di pace, ma è stato praticamente impossibile. Il nostro tentativo è rimbalzato contro un autentico muro di gomma, quando abbiamo chiesto alla coordinatrice dell’ufficio del giudice di pace, la dottoressa Anna Camerini, un incontro per parlare approfonditamente della questione autovelox.

«Non vedo proprio di cosa si debba parlare – ci ha risposto –. Non possiamo commentare né le nostre sentenze né quelle dei colleghi. Parlerò con gli altri due giudici dell’ufficio e poi vi farò sapere».

Alla dottoressa Camerini lasciammo il nostro biglietto con tutti i recapiti ma sono già trascorse diverse settimane e non ci ha mai cercato. Evidentemente, ha convinto anche gli altri due colleghi a non parlare con la stampa.

Nel frattempo, il caos per i ricorsi contro le multe sulla Bientinese prosegue ed è destinato ad aumentare. Gli automobilisti sono disorientati. A causa proprio della difformità di giudizio che emerge spesso dagli uffici di via Gotti a Pontedera, i cittadini non sanno come comportarsi.

Come ad esempio l’ex vigile urbano di Pontedera Sergio Sartini, il quale ha presentato ricorso evidenziando che “il limite di velocità imposto sulla Bientinese è illegittimo, trattandosi di strada extraurbana, normalmente manutenuta, totalmente lontana da pericoli di particolare rilevanza”.

A lui il giudice di pace ha respinto il ricorso dicendosi “non competente in materia”. E chi lo sarebbe allora? Forse il suo collega, che nei mesi scorsi ha accolto il ricorso di un altro automobilista, definendo illegittima l’ordinanza del 2012 con cui la Provincia fissa a cinquanta orari il limite, pur affermando che sulla strada sono stati completati lavori di sistemazione e di rifacimento del manto asfaltato.

«Alla luce di ciò – disse in sostanza il giudice – non si capisce perché in quel tratto dei due autovelox il limite non è stato riallineato a quanto previsto dal Codice della Strada».

Contro l’autovelox della Bientinese si scaglia anche il pensionato 82enne Romano Cavallini, “colpevole” di aver premuto sull’acceleratore fino a 62 chilometri all’ora.

«Fare ricorso al giudice di pace – sostiene Cavallini – è una gran perdita di tempo e di soldi e resta comunque una gran lotteria. Il sottoscritto, per conoscere la data del dibattimento, è dovuto tornare in quegli uffici quattro volte, o perché il giudice era ammalato o perché il giudice era stato cambiato, ecc. (hanno tutti i nostri estremi ma non ci informano, non scrivono, non telefonano, non fanno nulla). Dopo quasi due anni, a sentenza emessa, per sapere quando avrei potuto pagare l’infrazione sono dovuto tornarci altre tre volte, perché la sentenza non era ancora stata depositata. È una lotteria, perché a fronte di un giudice Tizio che accoglie il ricorso, ti può toccare il giudice Caio, più zelante, che a parità di dolo, ti costringe a pagare 171 euro e a sacrificare 5 punti di patente».

«Devo dire però – prosegue nel racconto l’arzillo pensionato pontederese – che, nonostante le molte incongruenze, quel giudice, con me, fu... magnanimo. Infatti, dopo avergli detto di non aver visto il cartello limitativo della velocità, altrimenti non avrei messo a rischio più di un quarto della mia pensione Inps di 617 euro, mi disse: “Lei è fortunato perché a noi, forse, non toccherà nemmeno quella”. E così mi liquidò. Non mi resta che rimanere con la speranza che questa sua profezia si avveri».

(cri.mar.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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