Sicurezza
Da un giorno all’altro puoi crollare
Un titolare d’azienda: «L’evolversi continuo dei mercati ti mette in discussione»
SANTA CROCE SULL’ARNO. “La precarietà fa parte della vita e fa parte di un evolversi di mercati che di continuo ti mettono in discussione”. è questa la prospettiva con cui un imprenditore di seconda generazione, subentrato al padre, si racconta a Sofia Capuano.
“Ci sono dei cambiamenti nel mondo che ti fanno ripensare in toto quello che stai facendo e allora se non sei all’altezza dei tempi, se non capisci quello che succede è chiaro che le realtà possono crollare, distruggersi da un giorno a un altro – prosegue l’imprenditore –. Per cui questo mi dà il senso di precariato in tutto, quando don Falaschi a quei giorni mi diceva... dico... “Ma fra una settimana si farà questo”. “Mah...”. “Come mah? Perché ci hai ripensato?”. “Ma da qui a una settimana chi lo sa!”. In effetti quando è morto il mio babbo, fino al giorno prima non avrei mai pensato che sarebbe morto, il giorno dopo mi è cambiata la vita. Quindi io ho sperimentato, per certi aspetti che cosa vuoi dire cambiare la vita in maniera radicale da un giorno a un altro: ho vissuto il fallimento del mio babbo, quindi il precariato lo sento addosso... ma come diceva San Giovanni Bosco se domani finisce il mondo, io oggi pianto un pero”.
A proposito del rapporto tra imprenditore e lavoratori viene marcato un confine: “Noi in ogni stabilimento abbiamo dei direttori che si occupano di tutte le problematiche relative ai dipendenti”.
Il segno dei tempi. “Il rapporto con i dipendenti penso sia cambiato. Prima c’era un rapporto più familiare, se era necessario tirare tardi una sera non era un problema, se c’era un ritardo nei pagamenti non cadeva il mondo e d’altra parte se c’era bisogno di anticipi o di soldi per emergenze mio padre era un punto di riferimento. Era una conduzione più familiare”. Per dare il senso l’imprenditore ricorre a due esempi. “Le cene di lavoro, per le feste, si facevano in fabbrica... si passava un giorno a pulire e poi si apparecchiava con quello che tutti portavano da casa – dice –. Ora è tutto tassativo, un ’ora di straordinario bisogna chiederlo quattro giorni prima. Tutto è vincolato, il rapporto è più rigido e, quando li porto a cena, devo scegliere anche il ristorante migliore, perché è quello che conta come per il pacco di Natale che non puoi comprare al discount... per il resto c’è il sindacato. Il problema è che i dipendenti oggi non si rendono conto che il benessere dell’azienda significa un lavoro sicuro”.
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