Il Tirreno

Pontedera

Profughi, quattro ancora in città

di Giacomo Pelfer
Profughi, quattro ancora in città

Chiusa la fase di emergenza. L’assessore Bellini: «Verificheremo come sarà possibile aiutarli»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Qualcuno è andato a cercare lavoro all’estero, altri hanno scelto di rimanere in Italia appoggiandosi ad amici e parenti, altri ancora sono in attesa di partire. Se ne stanno andando, gradualmente, gli ultimi profughi libici rimasti bloccati per quasi due anni al Centro di ospitalità notturna di Santa Croce. Dal 28 febbraio, infatti, si è chiuso il cosiddetto progetto “Emergenza Nord Africa”, aperto nel 2011 dal governo dopo gli sconvolgimenti politici di Tunisia e Libia.

Migliaia i profughi accolti in centinaia di strutture su tutto il territorio nazionale, tra cui 20 arrivati a Santa Croce nel maggio 2011, e rimasti bloccati in un complicato empasse giuridico dopo il respingimento dell’asilo politico, con l’impossibilità, per la maggior parte di loro, di potersi muovere sul territorio italiano. Adesso, con una circolare ministeriale,gli ultimi profughi hanno ottenuto un permesso umanitario di un anno con una buona uscita da 500 euro a testa. Dodici quelli che al 28 febbraio erano ancora presenti a Santa Croce: quattro di loro si trovano adesso all’estero, in Francia e in Germania, mentre altri quattro hanno scelto di rimanere in Italia, di cui uno ha raggiunto amici e parenti a Novara, un altro è attualmente residente a Castelfranco, mentre altri due sono ospitati dalla Caritas diocesana presso la struttura di Capanne.

Al momento, quindi, restano a Santa Croce solo quattro ragazzi, ospitati però in gestione ordinaria, al pari degli altri 20 ospiti del Centro notturno. Dei quattro, comunque, uno partirà a giorni verso Milano mentre un altro è in attesa del titolo di viaggio. Solo gli altri due sembrano intenzionati, per adesso, a restare a Santa Croce. «Per loro verificheremo come sarà possibile aiutarli – dice l’assessore al Sociale Alessio Bellini –. L’ideale sarebbe un inserimento nel mondo del lavoro, anche se le possibilità in questo momento scarseggiano». Una vicenda che si chiude, comunque, e che l’assessore Bellini definisce «un piccolo miracolo. Perché non era facile – dice - far convivere assieme delle persone tutti i giorni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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