Il dolore
Cdc, una lettera dei dipendenti «Aiutateci a sperare»
Oggi l’azienda in tribunale coi documenti per il concordato «Questa soluzione salverebbe cento posti di lavoro»
PONTEDERA. «Il destino di Cdc Spa, società di Gello di Pontedera quotata in Borsa e da diverso tempo in forte crisi di liquidità, sta, da mesi, lentamente definendosi. Oggi, mercoledì 13 marzo, l’azienda per cui lavoriamo porterà la documentazione disponibile al Giudice del Tribunale di Pisa perché valuti la richiesta di accedere al Concordato Preventivo in continuità». A scrivere solo alcuni dipendenti dell’azienda pontederese, che si definiscono “preoccupati.
«Molto probabilmente dopo – continuano i dipendenti Cdc – passeranno alcuni giorni perché il magistrato possa valutare la documentazione e, entro la fine di marzo, decidere se concedere o meno il concordato. Questo significa permettere a Cdc di proseguire la sua attività con una struttura molto ridotta rispetto ad oggi: si parla di cento dipendenti che rimarranno in organico, rispetto ai circa 220 attuali».
L’altra soluzione è quella di imporre a Cdc la liquidazione e «quindi, visto il drammatico stato finanziario – sottolineano i dipendento – probabilmente il fallimento. Vogliamo ricordare a tutti, giudici, avvocati e dirigenti aziendali, che oggi non lavoreranno semplicemente per chiudere o aprire una pratica, ma per permettere o meno ad alcuni dipendenti di continuare a prestare la loro professionalità ad un'azienda i cui clienti chiedono ancora, con forza, di potersi servire da essa. Non lavoreranno solo per seguire una procedura, ma per riuscire o meno a dare una speranza a quei fornitori dell'indotto che attendono ormai da mesi il pagamento di una prestazione o di una fornitura per non rischiare, a loro volta, di chiudere. Non lavoreranno per "uscirne" più o meno bene, ma perché una realtà d'eccellenza che fino a pochi anni fa contava 500 dipendenti in tutta Italia continui ad esistere portando lavoro ed innovazione nel proprio territorio. Incrociamo le dita per i dipendenti che ancora potrebbero lavorare nella new company, per le loro famiglie e per i creditori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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