La manifestazione
Il coraggio di essere donne
Armida, Anna e Marina premiate in municipio dal sindaco Gabbanini
SAN MINIATO. È prima di tutto un premio alla determinazione, alla forza di essere donna nella vita come nel lavoro. Uno spaccato di femminilità del ‘900, raccontato attraverso la storia di tre donne sanminiatesi, premiate ieri in municipio, nell’ambito delle celebrazioni organizzate per l’8 marzo dall’amministrazione di San Miniato. Un riconoscimento istituito quattro anni fa, che ha premiato Armida Bianucci, Anna Matteoli e Marina Fontanelli (rappresentata ieri dalle nipoti Monica e Maria Cristina), e consegnato dalle mani del sindaco Vittorio Gabbanini insieme all’assessore Giuditta Giunti e alla presidente della commissione Pari Opportunità Diana Lacanà. Inevitabile la commozione, soprattutto alla lettura delle tre biografie. Una vita dedicata all’arte e all’insegnamento per Anna Matteoli, classe 1926, originaria di San Miniato ma residente a Castelfranco. Studentessa modello, decise d’intraprendere la carriera di insegnante, ricoprendo cattedre alle scuole medie, alle magistrali e al liceo scientifico di San Miniato. Studiosa di storia dell’arte, il suo nome è legato soprattutto agli studi e alle pubblicazioni dedicate al pittore Ludovico Cardi, detto il “Cigoli”, che hanno contribuito a rilanciare la figura dell’artista e l’interesse, in generale, per la pittura toscana del ‘600. Nella sua carriera, ha sempre rifiutato la prospettiva dell’insegnamento universitario, perché «mi avrebbe tolto – ha raccontato – quella fraternità che si crea fra professore e alunni». Un’infanzia subito complicata, invece, quella di Armida Bianucci, residente a La Catena, nata a San Miniato nel 1937, che già piccolissima si ritrova ad accudire la mamma malata. «Ho fatto la vecchia anche quando ero giovane», racconta. Eppure, nonostante tutto, Armida riuscì a finire le scuole elementari, per poi entrare a lavoro in tabaccaia, più tardi in conceria a Santa Croce, fino alla decisione di aprire una lavanderia. Donna piena d’iniziative, appassionata di cucina, svolge un ruolo attivo nel volontariato ed è sempre presente alle feste delle associazioni locali. Infine Marina Fontanelli, classe ‘27, orfana di padre già dall’età di 6 anni, e dipendente dai 14 nell’azienda di conserve Saiat di San Miniato Basso, rimase gravemente ferita durante la guerra, mentre era sfollata a Marzana con la famiglia. «Per l’errore – ricorda – di un cannone americano posizionato nel podere di mio zio». Al termine della guerra, è stata impiegata per diversi mesi presso il brefotrofio di San Miniato, lavorando poi per 16 anni, con il riconoscimento di invalida di guerra, come custode dell’istituto Cattaneo di San Miniato.
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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