Il Tirreno

Pontedera

La legge sui defibrillatori esiste, ma non è applicata

di Nicolò Colombini
La legge sui defibrillatori esiste, ma non è applicata

Il dottor Maurizio Cecchini, responsabile della terapia sub-intensiva al Santa Chiara a Pisa: «In Italia c’è ancora una cultura troppo fatalista»

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PONTEDERA. La morte di un ragazzo di soli ventidue anni lascia sempre sconvolti e sgomenti. Ancor di più quando, a prescindere dalle fatalità, pare evidente che con un'adeguata prevenzione e una corretta gestione dell'emergenza si sarebbe potuto evitarla. Il dottor Maurizio Cecchini, specialista in cardiologia e responsabile della terapia sub-intensiva presso l'ospedale Santa Chiara di Pisa, da oltre trent'anni si batte perché tutte le strutture di uso pubblico, sportive e non, siano dotate delle adeguate strumentazioni per gestire le emergenze da arresto cardiaco.

«Esiste un provvedimento – spiega – noto come decreto Balduzzi, entrato in vigore il 13 settembre 2012 e abbastanza chiaro riguardo a questo argomento, anche se ancora mancano regolamenti attuativi. I defibrillatori devono essere presenti in tutti gli impianti sportivi, e più in generale in tutti i luoghi di ritrovo. Leggi precedenti, del 2001 e poi del 2011, erano già state emanate in tal senso. Purtroppo, in Italia c'è una cultura ancora troppo fatalista: certe tragedie possono e devono essere evitate, in primo luogo per una questione etica, e poi anche per un dovere legale».

Cecchini da cinque anni tiene corsi gratuiti di formazione e di primo soccorso per scuole, fabbriche, palestre e privati. Sono 4mila i firste responders che è riuscito a qualificare e 117 i defibrillatori semiautomatici installati in tutta la provincia grazie a sue iniziative. «Ogni anno – conclude – si verificano 73mila morti improvvise: duecento al giorno, una ogni sette minuti, e una ogni mille viventi. Negli ultimi sei anni 500 ragazzi intorno ai vent'anni sono deceduti in questa maniera e molti di loro potevano essere salvati. Con un massaggio cardiaco ben eseguito le possibilità di salvarsi sono dell'1%, mentre con l'utilizzo di un defibrillatore entro tre minuti dall'arresto si sale oltre il 75%. Dal punto di vista legislativo nel nostro paese siamo avanti, è nell'applicazione delle leggi che continuiamo a essere carenti. Donare un defibrillatore del valore di mille euro non costa niente, dato che è completamente scaricabile dalle tasse, ma evidentemente c'è ancora molto da lavorare a livello culturale per far sì che tragedie come quella di lunedì scorso non si ripetano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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