Il Tirreno

Pontedera

Inchiesta della procura sui certificati d’idoneità

Inchiesta della procura sui certificati d’idoneità

La polizia ha chiesto ai genitori di eventuali problemi di salute avuti da Francesco Il presidente della squadra di calcio: «Non parlo dei controlli ai giocatori»

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PONTEDERA. Sulla morte di Francesco Boschi è stata aperta un’inchiesta della procura di Pisa. Sarà dunque l’autopsia, disposta dal pubblico ministero Aldo Mantovani, a chiarire le cause della tragedia che ha sconvolto i familiari, gli amici e i compagni della stessa squadra di calcetto Real Fontine di cui fanno parte giovani di Santa Maria a Monte e di Quattro Strade di Bientina che frequentano il circolo ricreativo “Il Risorgimento”. A distanza di poche ore dal dramma in campo i genitori del giovane, Chiara e Marcello Boschi, sono stati al commissariato di Pontedera dove hanno risposto, pur tra le lacrime per la tragedia che stanno vivendo, ad alcune domande su Francesco e sulla sua passione per il gioco. In passato il ragazzo aveva militato negli juniores del Santa Maria a Monte-Montecalvoli per poi interrompere gli impegni agonistici sembra a causa di un problema di salute. Voci queste che sono state subito riferite agli agenti del commissariato di polizia che l’altra sera prima di mezzanotte sono stati chiamati all’ospedale Lotti dopo che i medici si erano arresi, abbandonando ogni tentativo di rianimare il giovane. Ma Francesco la passione del calcio ce l’aveva nel sangue e così, nonostante alcuni periodi di interruzione, da poco tempo aveva ripreso a giocare con gli amici, tutti giovani poco più che ventenni che abitano nella zona tra Bientina e Santa Maria a Monte, che hanno messo su la squadra Real Fontine e partecipano al campionato Csi Valdera di calcio a cinque, ora sospeso in segno di lutto. Il presidente della squadra, anche lui della stessa età della vittima, non era presente in campo al momento del dramma. «Non c’ero quando Francesco si è sentito male – dice Fabio Donati, di Santa Maria a Monte, amico di Boschi –. Non posso dire altro». Anche lui è stato sentito dalla polizia che sta effettuando le indagini secondo le indicazioni del magistrato di turno. Alla domanda mirata a sapere se la squadra è in regola con le documentazioni mediche e se la vittima aveva superato i controlli previsti per partecipare al campionato di calcetto, il presidente, con voce commossa e piena di sconforto, fa cadere la conversazione. «Non parlo di queste cose, non rispondo a queste domande».

La stessa riservatezza usata dalla polizia che si è limitata a confermare che sulla morte durante il calcetto è stata aperta un’inchiesta proprio per capire se la tragedia poteva essere scongiurata.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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