Gioco
Una cucina decorosa gli addetti del museo contro l’assessore
Al Guarnacci resta alta la tensione con l’amministrazione «Non siamo irresponsabili ma vittime di un attacco ingiusto»
VOLTERRA. In scia all’odore di soffritto corrono ancora le polemiche. I pasti consumati e soprattutto cucinati nel museo Guarnacci sono un capitolo chiuso, con fermezza, dall’amministrazione comunale. Ma i dipendenti, rei di mettere in padella olio e cipolla nell’ora della pausa pranzo, non ci stanno a passare per «indecorosi o irresponsabili, così come siamo stati etichettati, ma anzi, vittime di un attacco ingiusto da parte dell’amministrazione, dalla quale ci aspettavamo sostegno».
Una replica ferma alle critiche dell’assessore alla Cultura Lilia Silvi, a seguito delle lamentele di alcuni visitatori per gli odori di soffritto all’interno del museo etrusco. Tutto parte da una spinosa questione, fanno sapere i dipendenti del Guarnacci, «l’improvviso cambio di orario che ci è stato comunicato e imposto alla fine di ottobre e che è diventato immediatamente operativo il 4 novembre». Che aggiungono: «Tale orario prevede un’apertura al pubblico dalle 10 alle 16.30». Una soluzione adottata nel periodo invernale per garantire l’apertura pomeridiana delle sale, che «non ha portato nessun incremento significativo al numero dei visitatori».
Sette le ore e poco più di lavoro continuativo, con una pausa pranzo di trenta minuti che i dipendenti devono effettuare alternandosi tra loro. Pausa che poi è stata estesa a 45 minuti. «Queste nuove disposizioni obbligano il personale a consumare il pasto all’interno del museo, perché la struttura non può chiudere, ma soprattutto perché nei giorni dove cadono i riposi settimanali si scenderebbe al di sotto del numero minimo di personale necessario per consentire al museo di rimanere aperto».
I lavoratori del Guarnacci entrano nel dettaglio degli episodi tirati in ballo dall’assessore Silvi. «Gli episodi a cui si riferisce l’assessore sono legati al fatto che un nostro collega diversamente abile, che lavora in questa struttura da circa quindici anni, abitualmente si reca presso il ristorante ubicato nelle vicinanze del museo e ritira un pasto caldo, che consuma nel posto di lavoro – premettono i dipendenti –. Nel giorno di chiusura del ristorante noi colleghi ci adoperiamo per preparare un pasto caldo, un piatto di pasta condita con un condimento ovviamente portato da casa, per aiutarlo. Ci domandiamo allora: preparare un piatto di pasta a una persona diversamente abile è un atto indecoroso?». A loro discolpa sottolineano che «l’amministrazione comunale ha acquistato un fornello elettrico messo a nostra disposizione».
Non ci stanno ad essere additati. E girano le accuse all’assessore Silvi. «Forse è più indecoroso il fatto che un ente amministrativo non si sia preoccupato minimamente delle difficoltà che un orario del genere avrebbe causato in quella condizione». E concludono: «Non siamo indecorosi o irresponsabili, ma vittime di un attacco ingiusto dell’amministrazione dalla quale ci aspettavamo un sostegno».
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