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Ecco l’effetto distretto che premia il Valdarno

Ecco l’effetto distretto che premia il Valdarno

Una tesi di laurea “misura” le dimensioni che su scala locale premiano le aziende L’autore: «È necessario rafforzare i processi di collaborazione e cooperazione»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Un sondaggio sul campo. Con domande dirette agli imprenditori. Interviste a tre opinion leader, dati statistici e misurazioni econometriche. Il tutto per misurare e delineare l’effetto distretto. Il dottor Luca Cosimi non ha dubbi: «Santa Croce sull’Arno ha un vantaggio competitivo significativo rispetto ai distretti di Arzignano e Solofra e alle imprese non distrettuali». Ovvero: «I più intensi legami cooperativi riescono a migliorare la competitività a livello globale».

Informazioni e dati che forniscono la prova empirica dell’esistenza di quello che in gergo economico è definito capitale sociale tra imprenditori della filiera. «Cioè quell’energia sociale tra individui, che presuppone apertura e coinvolgimento di un numero sempre più ampio di attori ed è fattore di sviluppo territoriale – spiega Cosimi –. Questa energia sociale si basa sulla fiducia interpersonale, lo scambio di informazioni, la conoscenza reciproca, la capacità di innovare e scambiarsi conoscenze ed è una forza positiva che lega le persone in reti apparentemente invisibili».

Un’ottica che mette in luce il ruolo fondamentale delle associazioni di categoria. «Tra le imprese sussiste una più o meno ocnssapevole “energia” sociale. A Santa Croce si è evoluto un processo cooperativo, il grilletto che può far riprendere la crescita basata sul network territoriale». I risultati lo provano. «Le imprese stanno già da tempo mettendo insieme risorse e competenze nella condivisione dei rischi di investimento, come per la depurazione, nel mantenimento di know-how tra le nuove generazioni e nel progresso dell’innovazione sul territorio, tramite per esempio il Poteco».

Un risultato da custodire e coltivare. «Affinché il capitale sociale sia una dimensione efficace per lo sviluppo, però, è necessario un incremento della consapevolezza». Nonostante una riduzione delle performance tra prima e dopo l’inizio della crisi economica generale, «le imprese conciarie avranno la capacita di uscirne rinvigorite, in quanto sono localizzate in aree dove si genera un circolo virtuoso nella filiera della moda, grazie al potenziale di mercato conciario – conclude Cosimi –. Nello stesso tempo, pero, dato che la crisi ha ridotto il consumo apparente e, quindi, il mercato interno di prodotti conciari, il settore dovrà vincere la sfida dell’internazionalizzazione e ciò avverrà solo se nelle realtà locali si rafforzeranno i processi di collaborazione e cooperazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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