Il Tirreno

Pontedera

Arrestati in 4 per una truffa da 16 milioni

Arrestati in 4 per una truffa da 16 milioni

La vicenda è legata al fallimento di un’azienda di alluminio acquistata in Campania dal gruppo Caponi di Pontedera

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PONTEDERA. Professionisti della truffa che si sono appropriati di sedici milioni e mezzo di euro attraverso il fallimento pilotato di una importante azienda metalmeccanica, la Almec che a Nusco, in provincia di Avellino, produceva componenti in alluminio per l'industria automobilistica, occupando 280 lavoratori. Un complesso ma rodato sistema di scatole cinesi, quello portato alla luce dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Avellino a conclusione delle indagini coordinati dalla Procura di Sant'Angelo dei Lombardi, che ha portato all'arresto di quattro persone,residenti a Pontedera, Torino e Lucca.

L’inchiesta. Era relativa al fallimento della Almec SpA: le 4 persone sono finite ai domiciliari perché ritenute responsabili di un'ingente frode perpetrata in danno dell'azienda irpina, determinando una sottrazione di circa 16 milioni e mezzo di euro nonché un'enorme evasione fiscale per aver emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 11milioni e 300 mila euro e per aver evaso le imposte sui redditi ed Iva per 11 milioni e 250 mila euro.

L'Almec SpA è al centro di una vicenda che ha generato gravi preoccupazioni nel panorama industriale della provincia di Avellino. Lo stabilimento, che ha sede a Nusco produceva 20.000 tonnellate all'anno di componenti in alluminio, destinati a clienti come Fiat, Piaggio, General Motors, Volkswagen, ed era arrivata ad avere un organico di 280 lavoratori impiegati direttamente nella produzione e nell'amministrazione dell'azienda.

L’acquisto del Gruppo Caponi. L’acquisto della proprietà da parte del "Gruppo Caponi" di Pontedera avviene nel 2008. Nello stesso tempo subentrano nei rapporti di acquisto e di vendita di tutte le materie prime, semilavorati e prodotti finiti, 2 società riferibili al "Gruppo Caponi": "Tecnocontrol Srl" e "3 System Srl". Da quel momento, secondo quel che hanno ricostruito gli inquirenti, c’è stato un rapido decremento dell'Almec, e il progressivo svuotamento delle risorse finanziarie e patrimoniali, sottratte - dicono gli atti - a fini personali, fino a determinare il fallimento nel marzo 2011.

Gli investigatori. L'inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di Sant'Angelo dei Lombardi e sviluppata dalla Guardia di Finanza di Avellino, Nucleo di Polizia Tributaria, dalla Tenenza Guardia di Finanza e Sezione di Polizia Giudiziaria di Sant'Angelo dei Lombardi, ha individuato un sofisticato strumento di pianificazione aziendale illecita, finalizzato alla creazione di una "company" destinata ad acquisire gran parte delle attività di produzione industriale e svariate "companies" da portare al fallimento, tutte operanti nel campo della fusione di metalli leggeri.

Durante le attività investigative sono state fatte perquisizioni e sequestri di documenti d'interesse a Roma, nelle sedi di 7 società, nate in seguito alla scissione dell'Almec Spa, a Pontedera, nella sede della Almec SpA, a casa dell'Amministratore, di altre persone fisiche coinvolte nelle indagini e di uno studio professionale di consulenza aziendale ed elaborazione elettronica di dati contabili.

Le scatole cinesi. Il sistema fraudolento ideato e posto in essere dalle persone indagate, si è basato sul collaudato sistema delle cosiddette "scatole cinesi", in cui una società, il suo patrimonio e le attività aziendali, vengono frammentati in un numero indefinito di altre società di capitali, alla cui amministrazione vengono destinati soggetti nullatenenti, che assolvono a disposizioni e compiti impartiti specificamente dagli ideatori della frode. In pratica, il sistema consente di trasferire a terzi quote societarie, azioni, immobili ed attività aziendali, in maniera da poterli destinare a scopi estranei a quelli imprenditoriali, tra cui la creazione di disponibilità finanziarie all'estero .

«Abbiamo individuato un gruppo di persone che compiva azioni finalizzate alla bancarotta fraudolenta e alla sottrazione di grosse somme di denaro - ha spiegato il Procuratore della Repubblica di Sant'Angelo dei Lombardi, Antonio Guerriero -. Una situazione che ha determinato il fallimento della Almec e di numerose altre società ad essa collegate. Un lavoro durato oltre un anno e che coinvolto una serie di società sparse in tutta Italia.

Quattro le persone finite ai domiciliari che lo stesso Guerriero ha definito professionisti della truffa: «Persone che hanno sistematicamente creato una serie di scatole cinesi con il compito di sottrarre risorse per poi dirottarle all'estero per potersene impossessare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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