Sicurezza
«La diocesi potrebbe avere una soluzione: Partino»
PALAIA. Parlando della vicenda della famiglia Ragusa-Chieregatto con il sindaco del Comune di Palaia Alberto Falchi emerge subito una rilevante difformità sugli arretrati dell’affitto tra quanto...
PALAIA. Parlando della vicenda della famiglia Ragusa-Chieregatto con il sindaco del Comune di Palaia Alberto Falchi emerge subito una rilevante difformità sugli arretrati dell’affitto tra quanto affermato a noi da don Giampiero Taddei (dell’Istituto di sostentamento del clero) e quanto scritto dall’avvocato dell’istituto allo stesso primo cittadino di Palaia lo scorso 21 febbraio. Don Taddei ci dice che l’istituto deve riscuotere 18mila euro, il suo avvocato scrive che la morosità ammonta a circa 10mila euro, quindi quasi la metà. Nella lettera al sindaco di pochi giorni fa, inoltre, il legale arriva addirittura a fare “richiesta di alloggio per una famiglia morosa dal 2009 e sotto sfratto esecutivo dal 2010”. L’avvocato evidenzia anche che “la vicenda è economicamente insostenibile, dal momento che l’istituto ha dei precisi obblighi di bilancio da rispettare secondo lo statuto”.
«La lettera pervenuta in Comune – afferma il sindaco Falchi – mi è sembrata del tutto inopportuna. È come dire: questa famiglia noi la buttiamo fuori di casa, a trovare un alloggio idoneo deve pensarci il Comune. Non mi sembra assolutamente il modo di porre e affrontare le questioni».
Il caso della famiglia di Angelo e Samantha è comunque all’attenzione del Comune da diverso tempo. «I Ragusa – ci spiega il sindaco Falchi – sono quarti nella graduatoria per le case popolari. Di case libere, però, ce n’è solamente una e sul territorio ci sono altre famiglie sotto sfratto esecutivo. Angelo, Samantha e i loro due bambini sono in carico ai nostri servizi sociali dal 2010, negli anni passati hanno goduto anche di buoni alimentari, anche se non in modo continuativo. Mi ricordo bene che il primo sfratto esecutivo arrivò nel giugno 2011 e all’epoca organizzammo un incontro per allungare i tempi».
Falchi torna a tirare in ballo l’Istituto di sostentamento del clero e la diocesi di San Miniato, ricordandosi di un’opportunità rappresentata da un vecchio accordo. «Circa quattro anni fa – sostiene il sindaco – la diocesi iniziò dei lavori di ristrutturazione alla canonica di Partino, dove in un alloggio era stata sistemata una famiglia in difficoltà. Questa, su richiesta della diocesi, fu presa in carico dal Comune in un nostro alloggio d’emergenza, con l’accordo che quando l’intervento fosse finito quella famiglia doveva tornare lì. Ad oggi, penso che i lavori siano completati, ma quella famiglia è ancora nel nostro appartamento e a Partino non c’è nessuno. Questa potrebbe essere una soluzione per i Ragusa».(crimar)
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