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Pontedera

Don Falchi: «Non mi hanno invitato a dare la benedizione»

Don Angelo Falchi ha fatto la sua battaglia contro l’apertura della sala giochi pur sapendo che alla fine le firme non avrebbero cambiato la realtà. Ma almeno la parrocchia ha fatto la sua parte per...

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Don Angelo Falchi ha fatto la sua battaglia contro l’apertura della sala giochi pur sapendo che alla fine le firme non avrebbero cambiato la realtà. Ma almeno la parrocchia ha fatto la sua parte per invitare i cittadini a riflettere su un problema, quello del gioco patologico, che sempre più spesso travolge le famiglie.

«Siamo arrivati a circa 600 firme – spiega il sacerdote –. A questo punto ci siamo fermati. Devo dire che in queste settimane, da quando abbiamo promosso la raccolta di firme e i giornali ne hanno parlato, tante persone si sono messe in contatto con me sia per complimentarsi dell’iniziativa, sia per conoscerla meglio».

L’importante era cominciare a parlarne. Far sapere che anche nella tranquilla provincia la malattia del gioco fa le sue vittime, crea dipendenza e finisce col diventare non facilmente controllabile come uno invece pensa quando si avvicina al gioco.

«Noi abbiamo fatto la nostra parte», aggiunge il parroco convinto che la petizione anche se non è riuscita a evitare l’apertura abbia comunque raggiunto lo scopo di richiamare l’attenzione sui rischi del gioco e sul fatto che le sale slot in poco tempo si sono moltiplicate senza un vero controllo.

«Oggi c’è l’inaugurazione della sala slot? – ci chiede retoricamente il parroco prendendo con leggerezza tutta la polemica –. Non andrò a fare la benedizione, non me l’hanno chiesto», aggiunge con ironia ma anche dando l’impressione di avere ben chiari i ruoli diversi in questa vicenda. Da una parte c’è chi investe e dall’altra chi cerca di informare, di fare in modo che il gioco-droga non faccia nuove vittime. E soprattutto che le famiglie facciano la loro parte nell’educazione dei figli spiegando loro cosa spesso sta dietro le scommesse patologiche.

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