Sicurezza
Affitto concordato, un aiuto ai “senza casa”
Volterra: poche case popolari rispetto alle richieste. L’opposizione chiede alla giunta l’agevolazione
VOLTERRA. Decine e decine di famiglie che restano fuori. Anno dopo anno niente abitazione popolare per loro: la disponibilità di “case agevolate” è poca a Volterra, a fronte di una richiesta che cresce sempre di più.
È il gruppo di opposizione di Progetto Originario a farsi in un certo senso carico del problema, mettendo sul piatto della giunta una proposta: chiedere all’amministrazione di istituire nel comune il canone concordato.
«Quando il nostro gruppo era ancora in maggioranza, avevano previsto esplicitamente, all’interno delle linee programmatiche, di introdurlo con tanto di delibera di giunta dell’8 settembre 2009 – premettono –. L’operazione, come tante altre, è stata poi frettolosamente messa in soffitta ma oggi, di fronte ad una crisi economica così lunga e drammatica, occorre che il Comune fornisca qualche aiuto concreto a chi è dotato di minori mezzi economici».
Il gruppo di minoranza, guidato da Fabio Bernardini (nella foto), formalizza la proposta all’interno di una mozione che sarà discussa all’interno del prossimo consiglio comunale.
«Si tratta semplicemente di introdurre – spiegano – un equo canone riconosciuto, per creare una riserva di alloggi con prezzi degli affitti calmierati, riconoscendo per contro ai proprietari una speciale aliquota Imu, sensibilmente ridotta». Po va nello specifico, per sottolineare che questo provvedimento è previsto dalla normativa. «La legge 431 del 1998 prevede l’istituto a livello locale del canone concordato e ne fissa modi e criteri».
I consiglieri tornano sulla bontà di un’operazione simile.
«Consentirebbe di immettere nel mercato degli affitti almeno alcune decine di unità immobiliari a prezzi agevolati, dando respiro alle famiglie vessate, attualmente, da canoni mensili troppo onerosi: parallelamente permetterebbe ad una parte dei proprietari di risparmiare somme interessanti sull’Imu. Anziché essere costretti, senza alcuna normativa, a versare aliquote dello 0,89 per mille, se non dell’1,06».
La necessità di una decisione in questa direzione si rende ancora più urgente dopo l’introduzione dell’Imu. «Che va a colpire proprio il mattone, tradizionalmente il bene rifugio delle famiglie italiane»
Francesca Suggi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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