Il Tirreno

Pontedera

L’albero di Natale con tutti i colori dei santacrocesi

di Manolo Morandini

Niente luci ma le bandiere delle 56 nazioni presenti in città Il sindaco Ciaponi: «Siamo una comunità cosmopolita»

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SANTA CROCE. Via le luci intermittenti. Niente palle multicolor o nastri argentati. Santa Croce sull’Arno rivendica con orgoglio la propria impronta multietnica. E lo fa adattando uno dei simboli del Natale. L’abete, che nella città del cuoio veste dei colori e parla le lingue di cinquantasei paesi. Tanti quante sono le nazionalità che compongono la comunità santacrocese.

«Quanti in questi giorni hanno occasione di venire in Comune, si trovano davanti, nell’atrio del municipio, un albero di Natale dedicato a tutti i santacrocesi, nessuno escluso – afferma il sindaco Osvaldo Ciaponi –. Al posto delle abituali palline, esso è infatti adornato con la riproduzione delle bandiere delle 56 nazioni di cui hanno la cittadinanza i suoi 14.061 abitanti, questa è la popolazione legale accertata con il censimento dello scorso anno, e con l’augurio di buone feste scritto in tutte le rispettive lingue, dal giapponese al singalese».

Tra chi arriva in città per un periodo e chi sceglie di mettervi radici ad oggi si contano 3.149 immigrati. Al primo posto ci sono gli albanesi (1.004), seguiti dai senegalesi (799) e dai marocchini (387) che tengono alta la bandiera dell'Africa, quindi i cinesi (172) che hanno appena e inaspettatamente sorpassato i filippini (145) e i rumeni (143). Ma non mancano gli indiani (85), gli abitanti della Georgia (72), i macedoni (49), gli ucraini (49) e i moldavi (21). E ancora cittadini provenienti da Tunisia, Costa d'Avorio, Ruanda, Ghana, Nigeria, Perù, Santo Domingo, Brasile, Cuba, Paraguay, Messico, Stati Uniti, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka. E altre parti del mondo più o meno conosciute.

«La scelta dell’addobbo dell’albero di Natale ci è sembrato un modo per sottolineare il carattere assolutamente cosmopolita della nostra realtà comunale e il fatto che, nonostante le differenze non solo di nazionalità che ci caratterizzano, siamo e vogliamo continuare ad essere una comunità». È quanto sostiene il primo cittadino di un paese che vede la presenza di immigrati allargarsi anche nel tessuto urbano, anche se il centro storico resta la meta privilegiata per mettere su casa con un tasso di presenza del 47,40% sul totale dei residenti nel quartiere.

«Il sapere allora di non essere soli, di essere parte di un gruppo, di una collettività, di una comunità che continua a porsi l’obiettivo di non escludere nessuno – conclude Ciaponi–, ci può aiutare a superare questi momenti ed è appunto con questo auspicio che, con ancora più convinzione che nel passato, formulo i più sinceri auguri di buone feste a tutti i santacrocesi nessuno escluso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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