Il Tirreno

Pontedera

Ecomostro, assolto il notaio Rosselli

Ponsacco: accusato in concorso di falso in atto pubblico, per il giudice “il fatto non sussiste”

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PONSACCO. “Assolti dal reato loro ascritto perché il fatto non sussiste”. Un punto fermo nell’annosa querelle di via Rospicciano ce lo ha messo il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Alberto Panu. Si chiude un capitolo per il complesso nel cuore di Ponsacco, che fa capo alla società di costruzioni Futura Immobiliare e su cui da anni volano carte bollate e denunce incrociate, al Tar e alla Procura. Non ci sono elementi che provano il concorso e il reato di falso ideologico in atti pubblici contestato al notaio sanminiatese Roberto Rosselli e al fucecchiese Marco Ficini dal pubblico ministero Antonio Di Bugno.

Il nodo è l’atto di compravendita in cui, secondo l’accusa, è stata fraudolentemente omessa una clausola che vincolava la destinazione d’uso di alcuni locali. Da qui l’ipotesi di reato in concorso in falso in atto pubblico. Un vuoto che per la Futura Immobiliare ha funzionato da testa d’ariete per lo sbarco della Banca di credito cooperativo di Fornacette, attraverso la società controllata Sigest, dove non avrebbe potuto insediarsi. In locali destinati a negozi e non all’attività bancaria. Una querelle tra privati che non manca di avere riflessi pubblici, trattandosi di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica.

Per l’accusa il notaio Rosselli e Ficini, in veste di amministratore unico della Pistoia Immobiliare Srl, in concorso avevano volutamente omesso la clausola dall’atto con cui la Futura immobiliare ha ceduto la proprietà di una parte dei locali al piano terra rialzato del complesso.

Una ricostruzione, che poggia su deposizioni testimoniali, ma che non ha trovato riscontro. Smentita anche dagli atti del processo. “Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non consentono di ritenere provata la penale responsabilità degli imputati”, afferma il giudice nei motivi della decisione. Il giudizio, oggi definitivo non essendo stata presentata richiesta di appello, è arrivato a metà luglio al termine del processo con rito abbreviato chiesto dai due imputati.

“Ci si chiede per quale strambo motivo un notaio avrebbe dovuto commettere un reato così grave e compromettere la sua carriera di professionista iscritto a un albo, se dal mancato inserimento doloso di una clausola contrattuale, previa falsificazione dell’atto, non avrebbe potuto ottenere alcun vantaggio, ne avrebbe potuto favorire chicchessia”. Infatti il giudice fa notare che “la clausola era riferita a una porzione dell’immobile oggetto di compravendita di circa 130 metri quadrati, a fronte di una superficie totale di 670 metri quadrati, cosicché l’acquirente avrebbe avuto comunque la possibilità di destinare la gran parte rimanente dell’immobile ad attività bancaria o finanziaria».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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