Il Tirreno

Pontedera

Pelli comprate a scrocco incastrati i tre truffatori

Pelli comprate a scrocco incastrati i tre truffatori

Il materiale acquistato aveva un valore stimato di circa 460mila euro I cinque assegni emessi a garanzia erano di un conto corrente senza copertura

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SANTA CROCE SULL’ARNO. In tre sono finiti a giudizio per truffa perché in concorso tra loro acquistarono considerevoli quantità di pellami per un valore di circa 460mila euro che poi non hanno mai pagato.

La truffa, avvenuta tra Lari e il comprensorio del Cuoio, risale al luglio 2007. Pur con i tempi-lumaca della giustizia il processo si è concluso in questi giorni in tribunale a Pontedera, dove Diana Panicacci, originaria di Santa Croce sull’Arno e ora residente a Lari, Carlo Bonsignori, 67 anni, residente a Lari, e Roberta Pucci, 49 anni, nata a Fucecchio e residente anche lei nel comune di Lari, sono stati condannati. Il primo a un anno e due mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 400 euro. I secondi invece sono stati condannati a un anno di reclusione e al pagamento di 300 euro di multa. Il giudice li ha condannati a pagare il risarcimento dei danni alla parte civile da stabilire con un giudizio in sede civile. Nel frattempo però dovranno pagare, così ha stabilito il giudice, una provvisionale di centomila euro alla parte danneggiata. Al pagamento di questa somma il giudice ha subordinato infatti la sospensione della pena per le due donne e l’uomo coinvolti nella truffa.

Diana Panicacci, titolare dell’omonima ditta, e Giovanni Pucci, nel luglio 2007, come procacciatore d’affari che lavorava per l’azienda Panicacci, avevano acquistato pellami per un ingente valore dalla ditta “Bantut srl” senza provvedere al pagamento delle relative fatture emesse all’acquisto della merce. Le indagini però hanno evidenziato che l’azienda, nel frattempo, aveva venduto quei pellami con relativo ricarico economico. Alla fine avevano consegnato a garanzia del debito cinque assegni emessi su un conto corrente che non aveva adeguata copertura. Infine, sempre secondo quanto è emerso dalle indagini, avevano fatto emettere fatture, sempre relative al debito contratto, in favore dell’azienda di Carlo Bonsignori che insieme a Roberta Pucci si era reso garante dei debiti contratti con i commercianti rumeni proprietari dell’azienda truffata. Fatture queste ultime che non sono state saldate procurando un danno patrimoniale considerevole a chi aveva venduto i pellami.

All’azienda truffata non è rimasto altro che presentare una querela che, anche se dopo alcuni anni, si è conclusa con una sentenza di condanna al processo di primo grado per le tre persone che avevano concluso l’affare.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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