Il Tirreno

Pontedera

Una nuova casa accoglierà venti disabili

Una nuova casa accoglierà venti disabili

Cerimonia per la posa della prima pietra del Centro Diurno I lavori partiti con un po’ di ritardo finiranno nel 2014

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. La prima pietra è posta. Ora, per vedere ultimata la sede del centro diurno L'Aquilone nell'area adiacente al parcheggio di via Fantozzi bisognerà aspettare la primavera del 2014.

Ieri, infatti, è stata inaugurato il cantiere alla presenza del sindaco Simone Millozzi e dell'assessore al sociale, Matteo Franconi. Un'opera da 2,5 milioni di euro, di cui 300mila finanziati dalla Regione e 700mila dal comune, con i lavori che sono affidati alla cooperativa Agape. «Questa inaugurazione era prevista per lo scorso primo ottobre, ma più o meno siamo nei tempi – ha detto Millozzi – Devo dire che questo progetto dimostra la grande partecipazione del nostro territorio a progetti di valore davvero rilevante. La realizzazione del centro diurno è il frutto di un lavoro che abbiamo svolto insieme all'Asl, ai genitori dei ragazzi che saranno ospitati e alla stessa Agape. Una sinergia che, in tempi di crisi economica e di continui tagli alla spesa, rappresenta una sorta di miracolo». L'Aquilone ospita attualmente 15 persone con disabilità varie e si trova in via Morandi. Quando i lavori saranno ultimati ci sarà posto per almeno 20 pazienti che potranno usufruire anche di spazi esterni con giardino e laboratori che aiuteranno a sviluppare le loro capacità cognitive e la creatività degli ospiti. «Credo che un elemento importante della nuova sede – ha detto Alfonso Di Sandro, membro del comitato dei genitori – sia quello che offre la possibilità agli ospiti di interagire in un contesto urbano che quello dell'area attorno a via Fantozzi. E poi anche l'assenza di barriere architettoniche è una caratteristica fondamentale per la struttura che sarà costruita nei prossimi mesi. Auspichiamo che ci sia sempre più dialogo tra le famiglie, gli enti e le istituzioni, anche per il progetto di cui stiamo discutendo e che si chiama “Dopo di noi”». Si tratta di un'operazione che mira a non lasciar sole le persone con disabilità anche quando i genitori non ci saranno più. Dare futuro a queste idee con atti concreti che, come ha detto Franconi «stanno entrando nella progettualità», darebbe sollievo alle famiglie. «Investire in favore dei soggetti fragili – ha ripreso Di Sandro – vuol dire non solo aiutare i disabili, ma anche le loro famiglie che sempre più spesso si sentono sole e abbandonate».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato