Sicurezza
«Silenzi e disparità stanno distruggendo la Compagnia»
Un anno fa la presentazione del progetto del Teatro Stabile Punzo: Comune e carcere latitanti, difficile continuare
VOLTERRA. Un tribunale virtuale di silenzi, burocrazia, disparità. Alla sbarra l’imputato- regista donchisciottesco Armando Punzo “colpevole” di credere nel progetto del Teatro Stabile in carcere, presentato ormai ufficialmente un anno fa. Reo di voler puntare sulla formazione ai diversi mestieri che ruotano intorno al teatro, tutti spendibili nel mondo del lavoro. Punito, forse, (l’ironia fa da padrona) per aver dato vita 25 anni fa a una Compagnia, quella della Fortezza appunto, diventata un modello a livello internazionale nell’ambito dei teatri dietro le sbarre. E magari pure bistrattato per aver lanciato, dal Maschio di Volterra, attori-detenuti del calibro di Aniello Arena protagonista dell’ultima fatica di Matteo Garrone ed altre tre carcerati nell’ultimo mese sono stati richiesti per fiction e film.
Si vede così il deus ex machina di una delle esperienze più alte e conosciute nel mondo, che vede le sue radici ben conficcata in quel di Volterra.
«Quello che viene combattuto dalla direzione del carcere di Volterra e da altri complici in questa città non è la costruzione del Teatro stabile in carcere, bensì il contenuto di questo progetto: ovvero la formazione professionale ai mestieri legati al teatro», si sfoga Armando Punzo, pronto per una nuova giornata da spendere in carcere per preparare il Mercuzio versione teatro che porterà al Palladium di Roma a inizio marzo.
Un anno fa la presentazione del progetto: nei mesi scorsi si spende persino il presidente della Regione, Enrico Rossi che scrive direttamente al ministero della Giustizia per sollecitare l’importanza e la realizzazione del progetto. Eppure il silenzio intorno al futuro della Compagnia della Fortezza è assordante. «Ci chiediamo come mai la direzione del carcere, il Comune e tante altre componenti della città si adoperano per un nuovo corso di enogastronomia, per il corso di geometri in carcere, perché si chiedono alla Cassa Ammende fondi per la sartoria e invece questi soggetti non si spendono allo stesso modo per il nostro progetto, invece di combatterlo?». Punzo chiarisce: niente contro le altre iniziative, quantomeno un trattamento alla pari. «E come mai il sindaco Marco Buselli, in perfetta sintonia con la direttrice del Maschio, fa perdere a Volterra questa opportunità che avrebbe ricadute economiche e di immagine rilevanti per il territorio? Non credo che gli insegnanti del teatro valgano meno, in tutti i sensi, di quelli della scuola e delle altre attività». Il regista avanza una riflessione: se i problemi sono legati alla costruzione fisica della strutture del Teatro, allora puntiamo nell’attesa a chidere fondi alla Cassa Ammende per la formazione ai diversi mestieri. «Non ci sono più le condizioni per restare a fare il mio lavoro nel carcere di Volterra, ed è proprio per questo che è giusto restare», si lascia andare Punzo–DonChisciotte. «Duchamp sosteneva che non bisogna fare opere d’arte ma essere un’opera d’arte – e conclude – con assoluta presunzione affermo di essere un’opera d’arte incompresa che non si sa dove riporre, che si lascia ammuffire in un angolo».
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