Il Tirreno

Pontedera

il caso

Medicato alla luce del cellulare

di Francesca Suggi

La disavventura del coordinatore Sel all’ospedale di Volterra

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VOLTERRA. Quando un semplice intervento in day-hospital diventa una piccola odissea.

A far “luce” - è proprio il caso di dirlo - su un caso di malasanità tutto volterrano, è proprio il cellulare del coordinatore Sel per la Valdera, Roberto Bongini: l’illuminazione del suo telefonino consente al medico di turno di mettere tre punti di sutura sulla sua ferita. «A sera, nella mia stanzina a pagamento non c’era la luce centrale e quelle laterali troppo deboli non bastavano: quindi per tamponare la ferita che ancora mi buttava sangue mi sono stati messi altri tre punti, ma senza la luce del mio telefonino il medico non sarebbe riuscito a metterli», racconta ancora scandalizzato il politico di Sinistra Ecologia e Libertà.

Tutto comincia lunedì scoso: per abbattere le liste di attesa e riuscire a intervenire il prima possibile su un problema di ragade Bongini sceglie l’ospedale di Volterra.

«Fatta l’operazione – prosegue – dopo tre ore dall’anestesia sarei dovuto essere pronto per tornare a casa a Pontedera, invece dalla ferita ha cominciato ad uscire sangue all’altezza dell’ano: per sicurezza, quindi, mi hanno trattenuto nel reparto di ortopedia-chirurgia in una camera poco illuminata».

Invece di un trattamento in day-hospital, il coordinatore di Sel è obbligato a trattenersi all’ospedale di Volterra per 5 giorni. La rabbia è tanta. E il ricordo di quei punti di sutura dati alla luce del cellulare è ancora fresco.

«La sera intorno alle 22 la ferita ha ricominciato a fare sangue, quindi è arrivato un medico che ha deciso di darmi dei punti senza anestesia – fotogramma per fotogramma continua il suo racconto –. Dal momento che la stanza era poco illuminata perché la luce centrale non funzionava, lui non ci vedeva bene e allora sono dovuto intervenire con la luce del mio cellulare».

Venerdì scorso Bongini viene dimesso e torna a casa. Ma i disagi non finiscono.

«Non stavo bene comunque – rincara – quindi ho chiamato il 118 e sono andato al pronto soccorso dell’ospedale Lotti dove sono stato curato perbene e adesso ho risolto tutto quanto».

Tornato in forze e in salute, Bongini non demorde. E oggi non mancherà di rivolgersi al Tribunale per i diritti del malato di Pisa per sottoporre la vicenda che lo ha riguardato in prima persona.

«Queste cose non possono essere coperte dal silenzio», chiude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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