Il Tirreno

Pontedera

Montefoscoli va in piazza per salvare l’ufficio postale

di Paolo Falconi
Montefoscoli va in piazza per salvare l’ufficio postale

Da martedì dovrebbe chiudere definitivamente ma si spera in uno slittamento «Così non va: è un punto di riferimento, aumenterà il disagio di tutti noi»

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PALAIA. Il cielo è grigio su Montefoscoli, ma l’animo è nero dei montefoscoli. Martedì chiude l’ufficio postale e la gente non ci sta.

Così  tutti in piazza del Gelso, proprio davanti all’ufficio Poste che stava lavorando a pieno regime. in uno dei 3 giorni della settimana (gli altri due sono il martedì e il giovedì mattina) in cui è aperto. La decisione risale a qualche anno fa, 3-4, quando anche allora le Poste avevano deciso di chiudere i battenti. Poi “scoprirono” che era più il danno che il beneficio, considerato il buon numero di depositi che lì i paesani rifugiavano. Non se ne fece di nulla, per fortuna, se non tagliare l’orario di apertura.

Ma ora no. Il “de profundis” è già iniziato da tempo. A nulla sono servite le assemblee e l’interessamento presso la direzione provinciale anche da parte dell’amministrazione comunale di Palaia. Il cui sindaco, Alberto Falchi, ha coinvolto pure il prefetto e che anche ieri mattina era presente in piazza (non in forma ufficiale) per solidarietà verso gli abitanti di Montefoscoli.

Ha in mente un piano, Falchi: «Intanto chiediamo che il giorno 18 dicembre non sia l’ultimo giorno di lavoro. Chiediamo una dilazione di almeno 6 mesi, anche per dare tempo agli utenti di capire come e dove rivolgersi nel caso che Poste Italiane siano davvero intenzionate a chiudere questo ufficio».

La protesta, intanto, come sempre molto civile dei montefoscolesi divampava sotto la pioggia fina. Qualche lancio di uova verso la porta a vetri dell’ufficio, ma così: tanto per far vedere la rabbia. Sotto gli ombrelli un centinaio di teste che rappresentano un buon 25 per cento della popolazione del borgo. E qualche striscione e cartellone scritto con pennarello con cui si apostrofava apertamente tutta la “vergogna verso Poste Italiane per la decisione”.

Un gruppo è entrato anche dentro l’ufficio, a mo’ di picchetto per rallentare le operazioni dell’impiegata. «Un ufficio postale è anche un punto di riferimento per la gente, specialmente per gli anziani che ci vanno a incassare la pensione», osserva Nedo Trovatelli, mentre il fratello Luciano è pronto ad andare «a rallentare le operazioni negli uffici della zona solo chiedendo informazioni sul conto personale».

E la rabbia c’era tutta sui volti infreddoliti di Nicla e Miria, come su quella di Alessandro o di Giuseppe, di Piero quanto di Franco e di Mario; nei giovani e nei più adulti, per non parlare di chi, da pensionato deve pensare a come fare... da martedì per incassare la propria pensione.

Poste Italiane aveva messo la scorsa settimana un cartello di prossima cessazione di attività in ufficio, ma l’ha tolto dopo qualche ora. Qualche montefoscolese aveva già dirottato i risparmi di una vita...Meglio non generare allarmismo devono aver pensato. Come dire: si chiude in silenzio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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