Il Tirreno

Pontedera

Quei morti nella voragine un figlio ricorda il dramma

di Elisabetta Giorgi
Quei morti nella voragine un figlio ricorda il dramma

A un mese dalla tragedia dei tre dipendenti Enel causata dal crollo di un ponte «Mamma guarda dalla finestra tutte le notti, dice che c’è una stella in più»

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POMARANCE. Puoi fare i conti con la malattia, ma se si apre un precipizio o se si spalanca una voragine verso il centro della terra è difficile da accettare o anche solo comprendere. Per questo il gigante buono, il “Bardo”, il padrone dei rally, l’uomo che sembrava invincibile col suo metro e 98 di altezza e la passione incontenibile per lo sport - Paolo Bardelloni di massa Marittima, una delle tre vittime del ponte crollato a Marsiliana insieme a Antonella Vanni di Larderello e Maurizio Stella di Follonica, tre tecnici in servizio alla centrale Enel di Larderello, - ha lasciato un’interminabile scia di ricordi che non perdonano. Una tragedia che ha colpito tutta la comunità dell’Alta Valdicecina che a un mese e un giorno dall’incidente ricorda le tre vittime. E lo fa attraverso il ricordo del figlio di Bardelloni, Riccardo. «Si resta impietriti - racconta il 35 anne - si resta che a distanza di 30 giorni ti rivedi il corpo disteso a dormire e poi invece, di sasso, te lo ricordi all’obitorio, te lo vedi morto e non te lo sai spiegare».

Angoscia e volti sgomenti, quello suo e di sua madre. La disperazione non li ha lasciati neppure un giorno. Né ha lasciato l’Enel, che con i suoi titolari, a Larderello, due giorni fa si è stretta attorno alle famiglie delle tre vittime , ricordandole con una commossa messa in suffragio. Ieri sera Riccardo ha scritto al padre morto una lettera aperta (la pubblichiamo a lato). «Mamma tutte le notti guarda dalla finestra e dice che da quando è morto babbo è apparsa una stella. La guarda, la saluta e si butta nel letto accanto a me. Caro babbo, la stella continua a brillare e a proteggerci come hai sempre fatto. È dura babbo».

Perché, racconta ancora Riccardo, di fronte a una malattia bene o male puoi aspettartelo, ma quando è così non ce la fai. «Avevo sentito mio padre la sera prima alle 22,03, sul telefonino. Mi aveva detto che era a Manciano, che tornava in macchina da Roma, era con altre tre persone e non sapeva da dove passare, stava piovendo. Mi raccomando, gli dico, quando sei a casa fatti sentire». Ma piomba il silenzio. Si perdono le sue tracce. Riccardo passa la notte a cercarlo e siccome il padre aveva lasciato la macchina alla stazione di Grosseto (era andato a Roma in treno), lui alle 3 va a vedere se la macchina è ancora in stazione. «Verso le 4 vado dai carabinieri, non sanno niente nemmeno loro. La mattina dopo, alle 9,30, su Raiuno sento il tg che dà la notizia del ponte crollato: stanno recuperando tre corpi…». Corpi che vengo portati all’obitorio di Orbetello. Da allora si è spalancato un calvario. In questo mese la Procura ha avviato le indagini, la famiglia si è affidata ai legali Paolo e Luciano Serra («abbiamo fiducia in loro e nella magistratura, il tempo che ci vuole ce lo prendiamo»). E pure le altre due famiglie nel dolore si sono avvicinate, così come madre e figlio sono tornati a vivere insieme. «Mi sono trasferito di nuovo da lei, le dormo accanto, stiamo tutta la notte a parlare di lui». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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