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L’addio di Moreno, paese senza barbiere dopo ben 43 anni

MONTOPOLI. “Ah, che bel vivere, che bel piacere, che bel piacere, per un barbiere di qualità di qualità! Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo! Bravo! ….”. Verso ripreso dall’opera de “Il Barbiere di...

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MONTOPOLI. “Ah, che bel vivere, che bel piacere, che bel piacere, per un barbiere di qualità di qualità! Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo! Bravo! ….”. Verso ripreso dall’opera de “Il Barbiere di Siviglia” di Giacomo Rossini.

E il sessantunenne Moreno Matteoli, capannese fin dalla nascita, lo possiamo definire “Figaro di qualità”, soprannome datogli da un suo ex cliente. Il 29 dicembre prossimo Matteoli chiude la sua attività e con lui a Capanne scompare un altro esercizio storico. Moreno ha esercitato questo mestiere per 43 anni con nobiltà, impegno e serietà. Dopo le scuole elementari, dall’età di 14 fino a 17 anni ha iniziato il periodo di prova dal precedente barbiere, Agostino Francalanci.

«A 18 anni – racconta – ho messo in proprio il mio negozio in un fondo in affitto fino all’età di 24 anni. Nel 1995 mi sono trasferito nel locale dove ho terminato la mia attività».

Non solo. Oggi questo locale è di sua proprietà, perché Moreno con tanti sacrifici è riuscito ad acquistarlo. Ritornando indietro nel tempo i capannesi e non solo possono testimoniare che il parrucchiere Moreno ha avuto anche due giovani a cui ha cominciato ad insegnare questo lavoro, uno però non lo ha portato avanti. Mentre Marcello Lucchesi arrivato nel 1985 a Capanne ancor oggi continua a fare questo mestiere e dopo essersi perfezionato gestisce un locale di parrucchiere per uomo nella sua realtà nativa, a Montopoli Valdarno.

A questo punto, Moreno continua nel suo racconto: «Da allora non è venuto più nessun giovane da me ad imparare questo mestiere, che ho sempre fatto con grande dedizione. È proprio vero che anche questo mestiere sta scomparendo, in quanto oggi ci sono i parrucchieri unisex, sia per maschi che per femmine, che però non fanno più la barba agli uomini».

Il lunedì è stato e rimane, ormai per poco, il giorno di riposo. «Negli anni Sessanta – fa notare Moreno – quando ho iniziato io, si lavorava però anche la domenica, fino alle 13. Poi, il lavoro domenicale dei barbieri venne abolito. La barba veniva fatta con il rasoio che ogni volta veniva disinfettato. In seguito, dopo una riunione e un divieto dell’Asl, anche noi abbiamo cominciato ad adoperare la lametta cambiandola dopo ogni barba. Quando ho cominciato, l’acqua calda non veniva dal rubinetto e si doveva riscaldare con un fornello a gas e poi versarla con un recipiente per lavare i capelli ai clienti».

Giancarlo Giannetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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