Il Tirreno

Pontedera

Le colonnine rischiano di essere inutili

di Emilio Chiorazzo

Sono gli speed check, vengono usati come deterrente alla velocità: un documento mette in discussione la loro legittimità

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Quando li vediamo, in lontananza, rallentiamo con le nostre auto. E questo, probabilmente, è lo scopo principale della loro presenza. Alcuni li hanno voluti gli stessi cittadini, per ridurre i pericoli nei tratti di strada dove vivono. Altri li hanno messi gli amministratori dove la viabilità presenta più rischi. E, anche, con un duplice scopo: da una parte farli funzionare da deterrente, dall’altra per avere delle postazioni dove poter fare i controlli sulla velocità dei veicoli e quindi le sanzioni per chi va troppo forte. Sono quei box - alcuni arancioni, altri celeste - che si trovano sparsi lungo le strade della Valdera. Si chiamano autobox, o speed check. Lungo le strade del Comune di Pontedera ce ne sono quattro: tre dislocati sulla Tosco Romagnola, all’altezza della Rotta; uno a Pardossi. Altri quattro sono a Calcinaia, 8 a Bientina, 4 a Montopoli.

Sono colonnine vuote. Dentro non c’è alcuno strumento per rilevare la velocità. Ma hanno il compito di scoraggiare chi corre troppo in macchina.

Non servono per fare le multe. Così come sono, quelle colonnine non possono essere utilizzate per fare le multe a chi sfreccia a velocità sostenuta davanti a loro. Per poter elevare una contravvenzione - dice la legge - al loro fianco dev’esserci un agente della polizia municipale, che procede alla successiva contestazione all’automobilista.

A rischio anche il ruolo di deterrenza. Una interpretazione del “ruolo” delle colonnine arriva dal ministero dei trasporti. Il direttore generale del ministero, Sergio Dondolini, ha scritto, in un parere diffuso proprio in questi giorni, che «I manufatti in oggetto (cioè gli speed check , ndr) non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo codice della Strada e dunque non risulta concessa alcuna approvazione». Le colonnine non solo non sono considerati impianti di misurazione della velocità a tutti gli effetti, ma non possono essere paragonati neppure a un segnale stradale. «L’unico impiego consentito – scrive ancora il direttore generale del ministero – è quello di prevedere l’installazione al loro interno di misuratori di velocità».

La battaglia s’accende adesso. Da una parte le amministrazioni comunali e le ditte fornitrici di queste apparecchiature, che ne difendono la presenza sul territorio, dall’altra il ministero e il codice della Strada, che paventano il rischio di uno smantellamento.

Il parere degli operatori. «Questa diatriba è un po’ come la storia dell’uovo e della gallina», così Michele Stefanelli, comandante della Polizia unica dell’Unione dei Comuni della Valdera, commenta la possibilità di dover smantellare quelle colonnine, perché non utilizzabili. «Credo che il ministero si riferisca al fatto che, se gli speed check, vengono messi lì come arredi urbani non abbiano alcun senso di esistere. Ma ogni amministrazione, ha deciso di installarli come strumenti propedeutici alla rilevazione della velocità. Quelle colonnine sono predisposte per i controlli che, ogni comando dei vigili e ogni amministrazione, decide di fare a seconda delle proprie esigenze. Se non ci fossero, non potremmo fare neppure i controlli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa