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Idee per un rilancio dal “Laboratorio Valdarno”

Idee per un rilancio dal “Laboratorio Valdarno”

SAN MINIATO. Un “laboratorio del fare”. Una rete di esperienze e conoscenze per riflettere sulle problematiche del territorio e provare a mettere in campo stimoli e proposte: dai settori trainanti...

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SAN MINIATO. Un “laboratorio del fare”. Una rete di esperienze e conoscenze per riflettere sulle problematiche del territorio e provare a mettere in campo stimoli e proposte: dai settori trainanti del conciario e della calzatura fino ai problemi del lavoro, dalla formazione e dell’ambiente. Sono i binari tracciati dalla nuova associazione “Laboratorio Valdarno”, che sarà presentata ufficialmente domani, nella sala del Bastione a San Miniato, in un’iniziativa aperta a tutti in programma alle 21,15. Un sodalizio nato il 4 ottobre scorso, che riunisce imprenditori, cittadini, liberi professionisti e «in generale chiunque abbia a cuore la situazione e il futuro del nostro comprensorio», spiegano i promotori. A guidarla nella carica di presidente è Giovanni Zanoboni, commercialista, di Ponte a Egola.

«La nostra – spiega – è un’associazione nata dalla voglia di affrontare i temi che interessano il territorio. Un’associazione apolitica e apartitica, che ha come obiettivo quello di approfondire le maggiori problematiche del Valdarno Inferiore: dallo sviluppo economico, sociale e culturale, fino al turismo, al commercio e all’agricoltura». L’idea è quella di lavorare su temi specifici, coinvolgendo per ciascuno gli operatori direttamente interessati. Attualmente, con una trentina di soci, l’associazione ha già iniziato a lavorare sulla situazione del comparto conciario, calzaturiero e delle lavorazioni artigianali. «Abbiamo trovato operatori che credono profondamente in questo territorio – dice Anna Maria Tognetti, ex assessore al Comune di San Miniato, consigliere dell’associazione – ma che al tempo stesso hanno sottolineato alcune carenze: l’inadeguatezza della formazione, ad esempio, la promozione abbandonata agli operatori stessi, la necessità di un approccio culturale e di una comunicazione diversa sul mondo della conceria, l’eccessiva burocrazia, nonché la critica nei confronti delle associazioni di categoria e la distanza delle istituzioni». (g.p.)

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