Sicurezza
Danneggiamenti dopo il ricorso al Tar
Clima di minacce a Chianni, nel mirino un gruppo di proprietari che si sono opposti alla caccia
CHIANNI. I ripetuti vandalismi contro i cartelli di divieto di caccia che i proprietari di alcuni terreni hanno messo a delimitare le aree in cui non può essere esercitata l’attività venatoria stanno esasperando gli animi nella piccola comunità di Chianni. Le denunce sono state presentate ai carabinieri. Ma chi ha subìto i danni teme che la questione non abbia la necessaria considerazione e venga liquidata senza essere approfondita. Invece, anche il semplice danneggiamento della palinatura con i cartelli di divieto di caccia è un segnale, secondo chi subisce i vandalismi, che dimostra le difficoltà di convivenza tra alcuni cacciatori e chi invece ha portato avanti una battaglia anche davanti al Tribunale amministrativo regionale contro la caccia in alcune aree del territorio di Chianni.
Il ricorso presentato da una ventina di cittadini proprietari di fondi rustici a Chianni nel lontano 2007 è stato accolto dal Tar nel maggio scorso. I cittadini avevano chiesto alla Provincia di escludere i loro terreni dalla gestione programmata della caccia. Ma la loro richiesta non era stata presa in considerazione anche se l’attività venatoria avrebbe potuto danneggiare le aziende agricole che si trovano in questa area.
Il Tar però ha accolto le loro istanze. Ma da quel momento, come raccontano alcuni cittadini, le occasioni di conflitto con alcuni cacciatori si sono moltiplicate. È anche per questo che il caso è finito sui giornali nella speranza che le istituzioni affrontino la situazione. «Sono state presentate alcune denunce per i danneggiamenti – spiega Jean Claude Pucci – ma non sempre agli interessati viene rilasciata la copia e così non è facile sapere se poi queste denunce hanno un seguito o meno».
Quello che preoccupa è l’escalation di minacce e i danneggiamenti alle recinzioni dei terreni che sono stati al centro del contenzioso davanti al Tar. «Abbiamo inviato un esposto alla procura – conclude Pucci – nella speranza che non rimanga ancora una volta in fondo a un cassetto di un ufficio oberato da esposti. Questo per evitare che l’atteggiamento di alcuni metta in difficoltà un gruppo di persone che, con fare spregiativo, vengono definiti animalisti e ambientalisti».(s.c.)
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