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A ruba gli amaretti: Seghetti (Vacchetta) conquista il trofeo

A ruba gli amaretti: Seghetti (Vacchetta) conquista il trofeo

Successo per la festa dedicata ai tipici biscotti santacrocesi Secondo in classifica un pasticcere originario dell’Albania

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SANTA CROCE. Una giornata di sole ha baciato la ventesima edizione della Festa dell'Amaretto Santacrocese. Buon successo di pubblico per gli organizzatori e dolcetti quasi tutti esauriti già a fine mattinata, tanto da costringere alcuni amarettai a tornare a sfornarne di nuovi.

A conclusione la giuria ha decretato che per il 2012 il migliore artigiano risulta essere Paolo Seghetti della pasticceria Vacchetta, che si aggiudica così il trofeo Amaretto d'Oro.

«Seghetti martedì parteciperà alla presentazione dei prodotti tipici santacrocesi ai conciatori e al distretto del cuoio – ha detto l'assessore alle attività produttive Alessandro Valiani – in modo che quando le nostre pelli andranno in giro per il mondo, porteranno con sé anche questo dolcetto, oltre all'olio, il vino, i salumi e i formaggi».

Cinque gli artigiani che si sono contesi la scultura realizzata dalla gioielleria Baroni: il Fornaretto (vincitore della scorsa edizione), Loriana Betti (terza classificata), il panificio Freschi (la cui tradizione è portata avanti da un albanese, il signor Agoui Zichiri, al secondo posto sul podio), la pasticceria Cavallini e la pasticceria Vacchetta.

La giuria, presieduta dal sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi e composta da giornalisti, cittadini, un rappresentante dell’Ais (Associazione Italiana Sommelier, Massimo Castellani, delegato fiorentino), un esponente dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani (il romano Davide Malizia, due anni fa campione del mondo di zucchero artistico) e dal presidente della Pro loco di Fucecchio Francesco Dei, hanno assegnato la seconda edizione dell'Amaretto d'Oro senza alcun indugio a questo giovane pasticcere, confermando anche la scelta di Slow Food che nel pomeriggio lo aveva insignito di una targa, riconoscendogli equilibrio e conformità all'antica ricetta delle monache che la crearono nel XIX secolo.

Chiamata a giudicare alla cieca, la giuria ha deciso su sapore, colore, forma e rispetto delle caratteristiche tradizionali della ricetta che ricordiamo essere composta di mandorle tritate, uova e zucchero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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