Il Tirreno

Pontedera

Parrocchie, un posto anche su Facebook

Primi bilanci delle esperienze sui social network per allargare la cerchia dei contatti con i fedeli

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VOLTERRA. La fede ai tempi di internet, ovvero come le nuove tecnologie possono cambiare il modo di vivere la religione. Si potrebbe scrivere un libro su questo curioso accostamento tra sacro e profano, tra antiche tradizioni e spinte innovative. A Volterra, però, questa convivenza esiste già da un paio d’anni.

«Abbiamo aperto la nostra pagina Facebook – spiega Maicol Martinelli, giovanissimo amministratore della pagina Parrocchia di Saline di Volterra – nel novembre del 2010, con l’obiettivo di tenere costantemente informati i fedeli sulle attività parrocchiali, catechistiche e ricreative della nostra realtà. Ovviamente le persone che ci seguono su internet sono in gran parte ragazzi, ma vedo che l’interesse verso la vita della parrocchia sta aumentando, anche grazie al fatto che la pagina viene costantemente aggiornata». Tanto da aver superato i 250 amici, un traguardo non certo facile da raggiungere sul social network californiano anche da associazioni sportive o culturali. Ma tant’è, se anche papa Benedetto XVI in questi giorni è sbarcato su Twitter, è evidente che anche le piccole comunità di fedeli possono ritrovare la coesione e la comunanza per mezzo delle nuove tecnologie.

Nessun miracolo però, come avverte Martinelli: «Non si può certo dire che il numero di persone a messa sia aumentato: diciamo che quello è rimasto stabile, ma per quanto riguarda il resto delle occasioni in cui la comunità si ritrova, posso garantire che la situazione è sensibilmente migliorata. Insomma, magari è ancora possibile fare finta di nulla, ma ora chi non è interessato ha una scusa in meno per non partecipare».

Non è solo la parrocchia di Saline a essersi ritagliata un posticino su Facebook: anche quella di Sant’Alessandro, a Volterra, e la stessa Cattedrale hanno una pagina a loro dedicata, anche se meno curate e aggiornate. Amici sempre nell’ordine delle centinaia, tante informazioni e soprattutto la possibilità di avere un filo diretto costante con i fedeli. Parlando con i sacerdoti, le perplessità riguardo alla questione affiorano, e quasi tutti affermano di non intendersi molto della questione, preferendo il contatto quotidiano, diretto con le persone. Certo l’ambiente ecclesiastico non ha mai brillato per capacità di innovazione, ma Martinelli non giudica negativamente questo distacco: «Facebook e i social network non possono sostituire il rapporto che c’è tra un sacerdote e la sua comunità. Sicuramente si tratta di uno strumento nuovo e molto utile, in particolare per coinvolgere i più giovani, ma non può certo rappresentare la soluzione a tutti i problemi che affrontiamo giorno dopo giorno. Per far tornare le persone a vivere più intensamente la vita della parrocchia probabilmente servirebbe uno sforzo in più da parte di tutti, a prescindere da computer e pagine virtuali». Nicolò Colombini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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