Toscana
Scovato latitante ricercato per usura era in fuga da giugno
L’uomo, 46 anni, è accusato anche di estorsione Prestava soldi “a strozzo” agli imprenditori in difficoltà
SANTA CROCE. Finisce in un'abitazione di Santa Croce la latitanza di Carmelo Iacono, 46 anni, origini siciliane, residenza ad Altopascio, dopo aver vissuto a Montespertoli con interessi nel settore immobiliare.
Dal primo giugno era ricercato per estorsione e usura sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Pistoia. Una misura che aveva aggravato il provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria disposto dopo un primo arresto avvenuto nel novembre 2011 seguito da una detenzione domiciliare.
Riacquistata una parziale libertà dopo il fermo, Iacono, secondo carabinieri e Guardia di Finanza, aveva ripreso a minacciare e chiedere soldi a imprenditori in difficoltà della Valdinievole. Un comportamento finito nel mirino delle forze dell'ordine che avevano segnalato le gesta dell'uomo alla procura della Repubblica. È il contesto in cui matura la decisione di emettere un nuovo ordine di arresto. Solo che Iacono aveva avuto sentore dell'arrivo di altri guai. E così al momento di eseguire la custodia in carcere, il 46enne era sparito dalla circolazione.
Era il primo giugno scorso. Da allora è riuscito a mimetizzarsi sfuggendo alla cattura. Negli ultimi tempi viveva a Santa Croce. I carabinieri della stazione di Pescia sono stati coinvolti nell'indagine per risalire ai luoghi frequentati dal latitante. Quando hanno circoscritto spostamenti e contatti del fuggiasco tra Pistoia, Lucca e Pisa, i militari si sono mossi con il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e l'hanno bloccato in casa.
Iacono era stato arrestato con un amico poco più di un anno fa con l'accusa di aver prestato soldi a "strozzo" a un imprenditore edile di 57 anni, campano, di Montecatini. L'uomo, vittima delle difficoltà del settore edile, stava attraversando una crisi di liquidità con la sua azienda e si era rivolto a un conoscente nella speranza di poter salvaguardare - in qualche modo - l'attività e i posti di lavoro. La somma prestata, 30mila euro, avrebbe dovuto essere un aiuto non gravato da interessi ma, nel giro di pochi giorni, la vicenda aveva assunto per la Finanza i contorni dell'usura. Iacono e il compare avevano iniziato a pretendere dall'imprenditore tassi anche del 200% annui, facendosi consegnare, dopo aver minacciato l'uomo con un'arma, svariati assegni per complessivi 60mila euro. Titoli di credito che l'impresario edile, preoccupato per la sua incolumità e per quella della propria famiglia, era stato costretto a sottoscrivere. Dopo l'arresto aveva ottenuto i domiciliari e poi l'obbligo di firma. Ma le indagini non si erano fermate. Altre storie di usura erano finite sui tavoli delle forze dell'ordine. Di qui la seconda ordinanza di arresto che Iacono aveva eluso dandosi alla latitanza conclusa a Santa Croce.
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