Il dolore
Montopoli invece allarga le braccia
Festa all’istituto Galilei per 130 giovani. Il sindaco Vivaldi: «Da riscoprire il diritto all’uguaglianza»
MONTOPOLI. Una cerimonia che ha il sapore dei momenti importanti, di quelli da ricordare. Una festa prima di tutto, all’insegna dell’inclusione e dell’accoglienza, che porta il volto dei tanti bambini arrivati per l’occasione insieme ai genitori. Come la piccola Alba, pochi mesi appena, il tricolore tra le mani e un futuro da italiana all’orizzonte. È questa la speranza della mamma e del papà Usamn Muhammad, arrivati nove anni fa a Brescia, dal Pakistan, e decisi adesso mettere radici in Toscana. Insieme a lei, altri 130 bambini e ragazzi residenti nel comune di Montopoli, nati nel nostro paese da genitori di origine straniera.
A ciascuno di loro, l’amministrazione aveva inviato l’invito per partecipare, ieri mattina, alla cerimonia di consegna dell’attestato di cittadinanza simbolica, come già avvenuto in altri comuni sulla scia dell’iniziativa “L’Italia sono anch’io”. L’obiettivo è quello di una riforma per il riconoscimento immediato, come cittadini, di tutti i bambini nati nel territorio italiano, a prescindere dalla nazionalità dei genitori, senza dover attendere il diciottesimo anno di età come previsto attualmente dalla legge. Da qui l’iniziativa, nata all’interno del consiglio comunale di Montopoli, e organizzata insieme all’istituto comprensivo Galileo Galilei, guidato dalla nuova dirigente Cristina Amato, che ha ospitato la cerimonia.
«Una scelta non casuale – ha detto il sindaco Alessandra Vivaldi – perché lo spirito dei ragazzi, per natura, è fatto di inclusione e solidarietà. Abbiamo voluto legare questa cerimonia anche alla Festa della Toscana: una festa dei diritti, in un momento in cui dobbiamo riscoprire il diritto all’uguaglianza».
Dalle mani del primo cittadino, ragazzi e genitori hanno ricevuto l’attestato di cittadinanza, insieme ad una copia della Costituzione e alla bandiera italiana. «Una bella iniziativa, anche se solo simbolica, per sentirsi almeno considerati e accettati», afferma il padre del piccolo Adelmar, 4 anni, che vive a San Romano con la famiglia, di origine albanese, arrivata sulle sponde dell’Arno ormai da 15 anni. Alla cerimonia hanno preso parte tutti gli alunni della scuola, che nelle scorse settimane hanno lavorato sul tema della cittadinanza assieme alle insegnanti, preparando brani musicali e riflessioni. «Perché essere stranieri non è una diversità ma una risorsa», e «stare insieme significa combattere l’egoismo», dicono al microfono i ragazzi di terza. «Oggi diamo un segnale importante – ha aggiunto l’assessore provinciale Silvia Pagnin – perché questa cittadinanza ha un valore simbolico fortissimo, e sono sicura che presto diventerà una cosa vera, concreta, a norma di legge». Inevitabile il riferimento su quanto avvenuto il 10 novembre scorso a Pontedera, con l’irruzione di Forza Nuova alla cerimonia organizzata dal Comune al teatro Era. «La maggioranza degli italiani vogliono questa riforma – ha detto Pagnin – occorre isolare la minoranza che si oppone». Eppure, per gli stranieri che conoscono l’Italia da tempo, la Toscana appare ancora, per molti, una terra più ospitale di altre. Come sostiene il signor Buttar, pakistano, in Italia dal ’98, fra i tanti stranieri approdati a Montopoli per lavorare nel magazzino Conad di Capanne. Con lui la figlia Minal e il piccolo Rohan, di soli 6 mesi, entrambi nati in Italia. «Ho vissuto per 8 anni a Milano – racconta – prima di arrivare all’Angelica nel 2006. Adesso ho fatto venire in Toscana anche la famiglia, perché qui si vive meglio: la gente è più cordiale e più disponibile».
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