Il Tirreno

Pontedera

Un borgo prigioniero tra frane e fiume in piena

di Francesca Suggi
Un borgo prigioniero tra frane e fiume in piena

Casette d’Era: dopo il nuovo isolamento gli abitanti tornano a chiedere il rifacimento del ponte. «Il Comune ha pure permesso di costruire altre case»

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VOLTERRA. Chi è dipendente chiama la sua azienda e dice che è bloccato dal fiume e dalla frana e non può lasciare il borgo. I liberi professionisti non devono giustificarsi, ma di fatto perdono un giorno di lavoro. E poi tutte quelle chiamate alle scuole, materne e elementari, per dire che i figli saltano la lezione causa isolamento. Qui Casette d’Era, una cinquantina di persone in tutto. Famiglie con bambini e anziani che l’altro giorno tornano a vivere l’incubo isolamento. Da una parte il fiume Era che appena piove gonfia e sommerge il vecchio e desueto ponticello, dall’altra, questa volta, anche la collina si accanisce e frana sull’unica via alternativa (è privata e viene utilizzata solo in caso di fiume in piena).

Raggiungibili solo in elicottero. «La sera siamo stati liberati almeno dalla frana, ma qua se qualcuno si sente male, oppure se c’è un’emergenza siamo raggiungibili solo con l’elicottero», commenta ancora a caldo Katiuscia Montagnani. Lei ha due bambini e abita nel borgo “prigioniero” della natura e della mancanza di investimenti da parte del Comune. «Io sono cresciuta col problema del ponte, nessuna amministrazione lo ha mai risolto e qua appena piove non si entra, né si esce più dal borgo», dice.

Prigionieri della natura. Sentirsi prigionieri della natura fa, comunque, anche paura. Soprattutto oggi che le piogge sono sempre più torrenziali e pure il fronte della collina mostra cedimenti, tanto da richiedere il sopralluogo dei vigili del fuoco. «Io ho un Suv e quando c’è poca acqua passo, ma tanta gente lascia l’auto dall’altra parte per garantirsi comunque un’uscita almeno a piedi, per andare al lavoro».

Eppure arrivano nuove case. Il problema è annoso. E ben lo conosce Giovanni Guarneri, presidente del consorzio che fa capo alla strada vicinale di Vallelunga, quella che porta a Casette d’Era. «La cosa assurda è che in questa situazione precaria il Comune ha autorizzato una nuova lottizzazione di una quarantina di abitazioni, i lavori di una prima tranche di venti case dovrebbero partire a primavera. Questo vuol dire tanti abitanti in più». Il rifacimento del ponte, al momento, è l’unica via che il borgo ha per uscire dall’isolamento. «Purtroppo la questione è ferma, perché con il declassamento della strada vicinale voluto dall’amministrazione e il nostro ricorso, stiamo aspettando il pronunciamento del giudice». Conoscere e sbrogliare la vicenda normativa aiuterebbe. «La situazione cambia se alla fine la strada risulterà privata oppure vicinale, intanto si prospetta per tutti noi un inverno complicato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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