Ultimo seme, l’agricoltura sociale inventata in Valdera
PONTEDERA. L'apparato industriale di antica data, con il fiore all'occhiello della fabbrica della mitica Vespa, non è l'unico vanto di Pontedera e della Valdera. Anche in campo sanitario e sociale il...
PONTEDERA. L'apparato industriale di antica data, con il fiore all'occhiello della fabbrica della mitica Vespa, non è l'unico vanto di Pontedera e della Valdera. Anche in campo sanitario e sociale il nostro territorio può vantare una primogenitura, grazie all'intuizione geniale di uno psichiatra, il dottor Gallevi. Questi, all'inizio del secolo nuovo, osservò che i suoi pazienti provenivano in gran parte dalle catene di montaggio delle fabbriche cittadine e quasi mai dai campi; ne dedusse che l'agricoltura fosse un'attività meno stressante e più inclusiva dell'industria. Arrivò quindi a proporre alla locale Asl un esperimento rivoluzionario: impiegare soggetti con deficit fisici o psichici in attività agricole, con un percorso programmato e protetto. Il progetto avrebbe poi preso il nome di “agricoltura sociale”.
L'esperimento produsse buoni risultati sia dal punto di vista terapeutico che da quello dell'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Questo progetto, ideato e partito dalla Valdera, oggi si è propagato non solo nella nostra regione ma praticamente in tutta Italia. Di tutto questo ma anche di agricoltura biologica, di biodiversità, di filiera corta, della Piaggio, si parlerà oggi alle 17,30 alla sala Cirri di Pontedera in occasione della presentazione del romanzo di Edi Milianti e Alessandro Colombini, “L'ultimo seme”. All'evento, promosso dall’amministrazione comunale di Pontedera e dall'Unione Valdera,parteciperanno: Stefano Tognarelli, assessore alle attività produttive del Comune di Pontedera; Floriano Romboli, docente e saggista; Fiorenzo Salvadori, sindacalista Cisl; il dottor Paolo Cantoresi, coordinatore del centro diurno “Luna Azzurra”; oltre ai due autori. “L'ultimo seme” può essere considerato un vero e proprio romanzo della Valdera perché narra le vicende di una famiglia contadina dal 1944 fino ai primi decenni del secolo nuovo. Un membro di essa diventerà operaio della fabbrica Piaggio.
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