Il Tirreno

Pontedera

«No alla cava»: agriturismi e abitanti sul piede di guerra

di Francesca Suggi

Chianni: la frazione di Garetto pronta ad una raccolta firme «Il nostro è un angolo di paradiso circondato dal bosco»

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CHIANNI. Quell’angolo di paradiso, incastonato tra i boschi e le colline dell’Alta Valdera, alza la voce. E urla il suo no preventivo all’eventuale apertura di una nuova cava nel Chiannerino. «Se dovesse aprire qua in zona un’attività del genere io mi lego in mezzo alla strada per protestare», esagera volutamente Anna Tognetti, al timone del neo bed and breakfast “La Svolta”. Il senso è quello che lei, come tutte quelle famiglie che abitano nel borgo, sono disposte a fare le barricate perché lo spettro della cava di ghiaia di Diaccio al Domo sia definitivamente spazzato via. Con tutto il carico di traffico di mezzi pesanti, disboscamenti e strade che si dissestano che si porterebbe dietro, andando a ferire quelle atmosfere bucoliche del tempo che fu.

Al momento, infatti, sulla questione pendono ben due ricorsi al Tar effettuati da Patrizia Borgoni, amministratore unico della società di Figline Valdarno “P&P” che si occuperebbe di escavare materiali dalla cava, da Salvatore Dui e Ernestina Vannucci, proprietari del terreno, 17 ettari di bosco che si trovano di fronte all’area in cui sono già attivi due fronti di cava. Uno è diretto contro l’amministrazione comunale di Chianni, obbligata dal Tar a risarcire società e proprietari di un anno di mancati lavori di escavazione, oltre alle spese legali (i ricorrenti parlano di centinaia di migliaia di euro).

L’altro ricorso viene fatto contro la Provincia di Pisa, per aver approvato il piano delle aree estrattive senza includere la zona di Diaccio al Domo.

Nel mezzo, tra carte bollate che vanno avanti ormai da tempo, ricorsi, legali e difese (il Comune ha affidato il tutto all’avvocato Giancarlo Altavilla) ci stanno loro, gli abitanti di Garetto. «In qualche modo ci muoveremo di sicuro, un’attività del genere non solo devalorizza l’intera zona, ma ci farebbe anche un danno economico non da poco, figuriamoci quale turista sceglie una struttura vicino a una cava», continua Anna Tognetti. Non si risparmia neppure l’ex sindaco di Chianni, Adriano Tempesti. «Su questa storia c’è troppo silenzio, è bene che noi cittadini ci muoviamo anche in modo preventivo, perché spesso quando le cose si vengono a sapere è tardi per qualunque azione», premette lui che nel 2003-2004, al tavolo con la Provincia, aveva detto chiaramente che tre cave (e adesso ce ne sono due in cui si scava e un’altra in cui si deve ancora cominciare, per problemi sopraggiunti alla società operante) erano sufficienti per il territorio chiannerino. Tempesti vive a Garetto. E si dice pronto a far partire una raccolta firme contro.

«Non sarebbe certo un bel biglietto da visita – dice la sua – anche perché il sito sarebbe distante solo 3 chilometri dalla frazione e quindi immaginiamoci i rumori, tra camion e operazioni estrattive». Il Comune da tempo, ormai, vuole mantenere l’identità di Garetto così com’è. «L’idea di aprire un altro recinto estrattivo e andare a deturpare un gioiello nel verde come Garetto non ci è mai piaciuta, adesso abbiamo 60 giorni di tempo per nominare un perito che quantifichi i danni che ci hanno richiesto, anche l’azienda e il tribunale ne nomineranno uno. A maggio vedremo», chiude l’assessore Bruno Martinoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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